Tutti i bambini attraversano una fase di opposizione e ribellione nei confronti della figura genitoriale e delle “autorità” in generale.

Normalmente si tratta di momenti evolutivi definiti (intorno ai 3 anni, la cosiddetta “fase del no”), che poi culminano con l’età adolescenziale.

Il disturbo oppositivo provocatorio non ha nulla a che vedere con queste tappe dello sviluppo tipico di un bambino e di un ragazzo. Si tratta di un disturbo neuropsichiatrico riconosciuto.

disturbo oppositivo provocatorio

Tale diagnosi si applica a quei bambini che manifestano irritabilità, livelli di rabbia persistente e non appropriata alla situazione, comportamenti provocatori e oppositivi.

Vediamo esattamente che cos’è il Disturbo Oppositivo Provocatorio, quali sono le cause e soprattutto come possiamo aiutare il bambino a casa e a scuola.

Un intervento tempestivo ed efficace è molto importante, affinché il DOP non sfoci crescendo in disturbo della condotta in adolescenza o in disturbo della personalità antisociale in età adulta.

Che cos’è il Disturbo oppositivo provocatorio?

Il Disturbo Oppositivo Provocatorio è un disturbo neuropsichiatrico del bambino, caratterizzato da problematiche comportamentali e difficoltà nel controllo delle emozioni.

I comportamenti oppositivi provocatori non sono i classici “capricci” dei bambini, ma sono comportamenti che hanno come ricadute menomazioni nell’adattamento e nella funzionalità sociale.

Caratteristiche comportamentali:

  • Difficoltà nell’autocontrollo.
  • Difficoltà nella gestione di rabbia e frustrazione. Di conseguenza si irrita facilmente e spesso sfocia in comportamenti di provocazione e sfida. La rabbia è la prima risposta soggettiva a eventi stressanti e frustrazioni quotidiane.
  • Scarsa capacità riflessiva ed empatica: hanno difficoltà ad assumere il punto di vista dell’altro e ciò li fa apparire poco inclini a provare rimorso.
  • Attribuiscono i propri comportamenti problematici a cause esterne, indipendenti da sé stessi. Questi bambini si percepiscono come “vittime”, senza possibilità di comprendere a pieno le cause del proprio comportamento e modificarlo.

Il DOP fa parte dei Disturbi da comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta; infatti, le sue manifestazioni dipendono da una scarsa regolazione emotiva.

Quando si manifesta il disturbo

L’esordio del disturbo oppositivo avviene prevalentemente in età prescolare o scolare, mentre è più raro in preadolescenza.

In quest’età non è sempre semplice identificarlo come disturbo, distinguendolo dai normali “capricci” di un bambino. I bambini utilizzano spesso il conflitto e l’opposizione ai genitori come affermazione della propria individualità.

Si parla di disturbo quando il comportamento oppositivo interferisce con il sano sviluppo e il benessere del bambino, sfociando in atteggiamenti aggressivi e prevaricatori.

Cause del disturbo oppositivo provocatorio

Le cause del Disturbo oppositivo provocatorio sono difficili da individuare in maniera univoca, occorre considerare l’interazione di più fattori, sia individuali che esterni.

Parliamo quindi di fattori di rischio, che concorrono al problema e che possono essere sia individuali che esterni.

Ci sono poi fattori protettivi, in particolare un ambiente familiare stabile, con genitori che trasmettono affetto e fiducia al bambino.

Fattori di rischio individuali

Fattori individuali, interni, che possono contribuire a determinare il disturbo nel bambino:

  • Caratteristiche temperamentali (ad esempio la vivacità caratteriale del bambino, in particolare quando impatta con uno stile educativo rigido).
  • Caratteristiche biologiche, come la compromissione del sistema di inibizione e di attivazione del comportamento.
  • Presenza di un’alterazione nelle funzioni esecutive, sempre legata alla difficoltà a inibire comportamenti inadeguati e bassi livelli di attenzione.

Tali fattori implicano di conseguenza una difficoltà nella regolazione emotiva e comportamentale del bambino. Infine si registra anche una scarsa attivazione fisiologica che si realizza come una bassa percezione del pericolo (Giancola, 2000).

Fattori di rischio esterni

Per quanto riguarda i fattori contestuali/esterni che contribuiscono al disturbo:

  • Lo stile genitoriale, se caratterizzato da eccessiva rigidità e coercizione, incoerenza, permissività, negligenza. Quando i comportamenti negativi del bambino vengono messi in primo piano, trascurando quelli buoni si rinforza l’idea negativa che il bambino ha di sé stesso. Si convince di essere fatto in un certo modo, di non poter migliorare e persevera in atto gli stessi comportamenti.
  • Svantaggio socio-economico.
  • Violenza assistita, ovvero l’esposizione a modelli aggressivi adulti.
  • Eventi familiari stressanti possono indurre ad uno stato di frustrazione che può culminare in comportamenti violenti.

Familiarità del disturbo oppositivo provocatorio

Anche se non esiste una causa univoca, studi dimostrano che il DOP sia maggiormente frequente laddove è presente un genitore con disturbo antisociale o con dipendenza da alcol, disturbi dell’umore e schizofrenia.

Inoltre il DOP è più frequente nei figli di genitori con una storia di disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) o di disturbo della condotta.

Occorre sempre considerare l’intreccio di tutti i fattori di rischio e di protezione che intervengono nello sviluppo del bambino.

Come intervenire per aiutare il bambino

L’intervento terapeutico maggiormente efficace è di tipo multimodale, ovvero un trattamento che coinvolge il bambino in primis, ma anche i genitori e la scuola.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si basa sulla comprensione dei meccanismi che sono alla base e che precedono le risposte maladattive del bambino.

Mediante un’analisi funzionale del comportamento è possibile individuare l’antecedente, ovvero la causa scatenante la reazione aggressiva. Intervenendo sulla causa, è possibile modificare la risposta e migliorare l’approccio agli eventi che causano frustrazione al bambino.

Una valutazione obiettiva e funzionale degli eventi scatenanti è il primo step per mitigare gli effetti della frustrazione. Si deve fornire al bambino un ampia gamma di scelte emotive e comportamentali, per evitare che tutto il suo vissuto finisca in un “imbuto emozionale”, dove l’unica via d’uscita è la rabbia.

Un lavoro psicologico importante andrebbe svolto con lo scopo di accettare e imparare a gestire tutte le emozioni e gli stati d’animo negativi. Tra gli obiettivi terapeutici far comprendere al bambino che le frustrazioni fanno parte della vita, trasmettergli strategie di problem solving e alternative comportamentali adeguate.

Psicoterapia individuale e parent training

Tali obiettivi possono essere raggiunti mediante una psicoterapia individuale per il bambino e il parent training, ovvero un percorso per i genitori orientato da un lato alla formazione specifica, volta a comprendere le difficoltà e apprendere strategie, dall’altro all’ascolto.

Gestire un bambino con problemi comportamentali di questo tipo non è affatto facile: le sfide, le provocazioni e gli scoppi d’ira possono a loro volta causare la frustrazione e il senso di impotenza dei genitori.

Scopo di un approccio integrato è anche quello di intervenire sugli eventuali conflitti scatenati dai comportamenti problematici.

Cosa fare a scuola

Spesso i bambini oppositivi provocatori ripropongono gli stessi modelli comportamentali disadattivi anche a scuola.

Di conseguenza, gli insegnanti possono sperimentare le stesse angosce e difficoltà dei genitori in relazione ad un bambino con disturbo oppositivo provocatorio. Per tale ragione, l’intervento di training andrebbe esteso anche ai docenti, con lo scopo di informare, formare e sensibilizzare sul tema, nonché trasferire strategie utili.

Il primo passo per aiutare il bambino è di spostare il focus dai comportamenti negativi a quelli positivi. Un bambino lodato quando si comporta in modo corretto, avrà ripercussioni positive sull’autostima; per conservare l’approvazione degli adulti e la buona immagine di sé, il bambino sarà portato a rimettere in atto il comportamento premiato.

Le punizioni, al contrario, acuiscono frustrazione e l’atteggiamento di sfida.

Gestire il disturbo in classe

In rapporto alla classe, i bambini con DOP in genere mettono in atto comportamenti disturbanti, volti ad attirare l’attenzione su di sé.

In questi casi è bene ignorarli e continuare a sottolineare soltanto i comportamenti positivi oppure la cessazione di quelli negativi.

Una buona strategia di gestione è affidare al bambino con DOP un ruolo che possa stimolarlo e mettere in risalto le sue abilità (ad es. tutor nella materia in cui è più competente, capoclasse etc.).

Lo scopo di questi provvedimenti è innanzitutto migliorare il senso di responsabilità del bambino; in secondo luogo, ciò gli contente di sperimentarsi in un’altra veste, diversa rispetto a quella di “elemento disturbante”.

Approccio alle regole

Infine, è molto importante rendere esplicite le regole che tutti gli alunni devono necessariamente adottare in classe. Tali regole vanno formulate in forma positiva, mai in negativo (ad es. “parlare piano e con calma” piuttosto che “non urlare”).

Quelle regole sentite come “divieti” saranno le prime ad essere infrante da un bambino con DOP. In questi casi, non si cede mai alle provocazioni, anche se alcune situazioni mettono a dura prova insegnanti e genitori.

Risulta di fondamentale importanza mantenere l’autorevolezza e distinguere i ruoli (l’adulto decide e ha l’ultima parola) pur sempre dedicando ascolto e comprensione al bambino.

Non dimentichiamo che gli atteggiamenti del bambino, per quanto aggressivi, non sono altro che un modo personale di esprimere un bisogno e una richiesta di aiuto. In quanto tali, questi atteggiamenti vanno analizzati e compresi, per poter essere affrontati.

chiara auletta psicologa
Chiara Auletta

Psicologa, laureata in Psicologia dinamica, clinica e di comunità. Ha ricoperto il ruolo di referente presso sportello d’ascolto scolastico e si è formata come Tutor DSA.

DOP: domande frequenti

Come si cura il disturbo oppositivo provocatorio?

Ci sono strategie per aiutare il bambino, a partire da un approccio multimodale che include il lavoro con la scuola, il parent training con i genitori e la psicoterapia individuale.

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