La didattica metacognitiva è un approccio didattico che fa leva sulla comprensione dei processi d’apprendimento da parte dello studente.

Questo metodo è molto efficace in generale, perché aiuta i bambini a sviluppare una consapevolezza dei propri processi cognitivi, da cui emerge un metodo di studio personalizzato, che valorizza le risorse di ciascuno e aumenta la motivazione.

didattica metacognitiva

A maggior ragione l’approccio metacognitivo si rivela particolarmente utile per bambini con disturbo di apprendimento, aiutandoli a trovare strategie nello studio per compensare le difficoltà dovute ai DSA.

Didattica metacognitiva: cosa significa

Tra le competenze che uno studente apprende nel percorso scolastico non ci sono soltanto nozioni e saperi, ma anche la capacità di imparare. La didattica metacognitiva consiste proprio nell’imparare a imparare.

La metacognizione è la capacità di riflettere sui propri processi cognitivi e sul proprio metodo di apprendimento. Si tratta di un elemento fondamentale, che non può mancare in una didattica efficace, in grado di raggiungere gli obiettivi di apprendimento attesi.

Questa consapevolezza rende i bambini in grado di costruire un proprio metodo di studio, mettendo in campo le proprie risorse e potenzialità, ottimizzando i propri processi di apprendimento.

La strategia metacognitiva come risorsa per i DSA

Per un bambino con una diagnosi di disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) la strategia metacognitiva può rappresentare una vera ancora di salvezza.

Ogni bambino apprende in modo diverso, per cui non esiste un unico metodo di studio efficace per tutti. Il disturbo dell’apprendimento è uno scoglio che rende difficoltosi determinati processi, ma che può essere aggirato.

I bambini con dislessia, discalculia o altro dsa hanno le risorse per compensare il proprio disturbo e raggiungere una consapevolezza dei propri processi di apprendimento è fondamentale per trovare le strategie giuste e ottimizzarli.

L’autoriflessività sui propri processi cognitivi è quindi fondamentale, guidata da un Tutor DSA o da un insegnante.

Ogni percorso di tutoraggio DSA dovrebbe includere l’esperienza della scoperta delle proprie capacità e potenzialità, spostando il focus dalle difficoltà e dagli insuccessi alle risorse.

Spesso i bambini con DSA sentono di doversi impegnare il doppio per raggiungere gli stessi obiettivi dei propri compagni. I “compiti a casa” talvolta vengono vissuti come un “incubo”, sia dai bambini che dai genitori.

Ciò accade quando non si è acquisito un buon metodo di studio, pertanto i bambini non sono preparati a fronteggiare i limiti obiettivi di un DSA.

A volte si percepisce una sorta di “tensione” nel voler completare i compiti, visti sempre come un’imposizione, un obbligo, e non come esperienza di scoperta di conoscenza.

I compiti rischiano di restare un mero esercizio, un automatismo che non apporta alcun progresso cognitivo. Perché siano realmente utili all’apprendimento non basta completare gli esercizi e rispondere a tutte le domande… Serve un’attenta riflessione sul “come” abbiamo risolto un problema di matematica oppure su “quale processo mentale abbiamo attivato” per rispondere correttamente alle domande.

La metacognizione permette al bambino di comprendere qual è il proprio stile di apprendimento e di “personalizzare” il metodo di studio. Uno studente che fa propri i contenuti da “imparare” e acquisisce un metodo di studio personale ed efficace, compie un passo in avanti verso l’autonomia. Il tutor DSA ha il compito di accompagnare in questo percorso il bambino.

Le strategie metacognitive non fanno parte soltanto del bagaglio personale di bambini e ragazzi che affrontano i compiti, ma possono entrare a far parte della didattica scolastica e diventare uno strumento di crescita per la classe.

Cosa si intende per “strategia didattica”

Una strategia didattica è prima di tutto un piano d’azione e in quanto tale implica una scelta di metodi e strumenti ritenuti più efficaci per il raggiungimento di un obiettivo formativo.

Anche se le strategie didattiche fanno riferimento ad una cornice teorica ed empirica generale, necessitano di un certo grado di flessibilità per adattarsi al contesto e alle singolarità degli allievi. Affinché risultino efficaci, debbono adattarsi alle peculiarità dello studente.

Aldo Visalberghi, pedagogista, parla di apprendimento come “paradosso pedagogico”, perché strettamente legato alla volontà e alle caratteristiche di chi apprende. Proprio qui entra in gioco la metacognizione, come fondamento di una didattica efficace per tutti, non soltanto per chi ha una diagnosi di DSA.

Come sviluppare una didattica metacognitiva

La didattica metacognitiva richiede un coinvolgimento del bambino, vediamo quindi quali aspetti peculiari saranno da mettere in campo.

Atteggiamento verso lo studio

In primis, l’atteggiamento verso lo studio rappresenta una buona “guida” per gli insegnanti nel monitorare le proprie scelte didattiche. L’atteggiamento verso lo studio è influenzato da:

  • Esperienze di successo o insuccesso scolastico.
  • Proprie preferenze e inclinazioni.
  • Motivazione ad apprendere.

La motivazione del bambino

La motivazione è un altro elemento da considerare e incoraggiare per poter “agganciare” gli alunni e trasportarli nell’esperienza di apprendimento come “scoperta”.

Alcuni spunti utili:

  • Favorire una didattica laboratoriale piuttosto che frontale.
  • Incoraggiare la cooperazione piuttosto che la competizione.
  • Legare la conoscenza ad un’esperienza diretta e reale dei bambini.

Il gruppo come risorsa

Il gruppo, come nel caso dell’apprendimento cooperativo, è una grande risorsa anche per rinforzare le strategie metacognitive.

Dopo la risoluzione del compito, i bambini si confrontano tra loro e condividono con gli altri le proprie strategie, affinché tutti possano avvalersene.

Stile cognitivo e stile di apprendimento

Le ultime due caratteristiche personali da prendere in considerazione per sviluppare una didattica metacognitiva sono lo stile cognitivo e lo stile di apprendimento.

  • Lo stile cognitivo è la modalità prevalente in cui il cervello elabora un’informazione o uno stimolo proveniente dall’ambiente; permane nel tempo ed è utilizzato in maniera generalizzata anche in compiti diversi (Boscolo, 1981).
  • Lo stile di apprendimento è l’approccio all’apprendimento “preferito” di una persona, il suo modo tipico di percepire, elaborare, immagazzinare e recuperare informazioni (Mariani, 2000). Non si ferma all’elaborazione delle informazioni, ma include anche strategie di apprendimento.

Proviamo con degli esempi pratici: ci sono bambini che apprendono e ricordano più facilmente informazioni se le ricevono attraverso il canale dell’ascolto (registrazioni di lezioni, spiegazioni, filastrocche in rima etc.); altri invece che privilegiano un canale visivo (filmati, schemi, tabelle, grafici, mappe mentali, immagini, colori da associare ai concetti etc.); infine c’è chi predilige la “pratica”, l’esperienza diretta e le attività concrete per apprendere un concetto.

Tutti questi stili di apprendimento possono essere “scelti” dagli alunni in base alle proprie peculiarità e al tipo di contenuti disciplinari da imparare.

Lo stile di apprendimento è più “flessibile” rispetto allo stile cognitivo e può adattarsi a vari contesti e situazioni-stimolo. L’insegnante è colui che predispone e organizza il contesto di apprendimento.

Un’attenta osservazione di queste caratteristiche peculiari degli alunni e l’incoraggiamento dello scambio di idee e strategie all’interno del gruppo classe, orienta l’insegnante verso una didattica metacognitiva e verso la definizione di un contesto di apprendimento inclusivo ed efficace.

chiara auletta psicologa
Chiara Auletta

Psicologa, laureata in Psicologia dinamica, clinica e di comunità. Ha ricoperto il ruolo di referente presso sportello d’ascolto scolastico e si è formata come Tutor DSA.

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