Le persone con diagnosi di DSA potrebbero riscontrare maggiori difficoltà nella ricerca di un lavoro.

Tali difficoltà possono riguardare prima di tutto la scelta del ruolo professionale adatto, e poi nella stesura di un curriculum e nei colloqui di selezione.

dsa e lavoro

In questo articolo approfondiamo insieme le difficoltà che dislessia e altri disturbi dell’apprendimento possono portare nell’inserimento nel mondo del lavoro ed esploriamo le possibili soluzioni.

DSA e mondo del lavoro

I DSA sono disturbi di natura neurobiologica, che compromettono le abilità di lettura, scrittura e calcolo. Correlati a questi disturbi appaiono deficit a carico delle funzioni esecutive, in particolare l’area attentiva e la memoria di lavoro.

Tali difficoltà non sono transitorie, bensì persistono anche in età adulta.

A scuola, all’università e nei vari contesti di vita del bambino e dell’adolescente vengono individuate delle misure (gli strumenti compensativi) che consentono agli studenti dislessici di compensare le difficoltà e vivere un percorso sereno con parità di opportunità rispetto ai coetanei. Queste misure dovrebbero prolungarsi ed estendersi agli altri contesti.

Se a scuola, mediante la progettazione didattica personalizzata, possiamo mettere in risalto punti di forza e peculiarità degli alunni dislessici o con DSA, lo stesso ragionamento deve valere per l’inserimento lavorativo e la scelta del ruolo professionale.

La compensazione è il motore dei processi di inclusione e rappresenta l’insieme di strategie atte a ridurre l’impatto dei DSA, in tutti i contesti di vita.

Difficoltà e punti di forza dei DSA

Le difficoltà correlate alla diagnosi di DSA permangono per tutta la vita e possono rappresentare un ostacolo nella ricerca di lavoro e nel primo inserimento lavorativo.

In particolare le difficoltà personali riguardano prevalentemente le seguenti aree:

  • elaborazione di informazioni (quando non vi sono supporti visivi o uditivi);
  • affaticamento in lettura, scrittura e calcolo;
  • difficoltà nella memoria a breve termine e nell’attenzione sostenuta (concentrazione prolungata su uno stesso compito);
  • disagio negli aspetti procedurali, legati a deficit nella memoria di lavoro (ad es. eseguire calcoli a mente);
  • difficoltà di pianificazione e organizzazione delle attività personali e professionali e nella gestione del tempo.

Inoltre ci sono altri aspetti che non riguardano definitivamente la persona con DSA, ma l’ambiente lavorativo e l’organizzazione del lavoro:

  • ambiente troppo rumoroso per chi ha già difficoltà a concentrarsi;
  • eccessivo carico di mansioni (ruoli e compiti poco definiti);
  • automatizzare nuove routine.

Abbiamo già dedicato uno spazio alle ricadute negative dal punto di vista psicologico e affettivo nei DSA. Anche questi fattori influenzano l’esperienza lavorativa e la percezione di autoefficacia; in particolare: bassa autostima, scarsa fiducia in sé, frustrazione legata ad esiti negativi e stress.

Punti di forza dei DSA

Le persone con DSA non hanno solo debolezze, ma anche punti di forza.

Spesso proprio in risposta a vissuti e situazioni, i dislessici o DSA sono stati in grado di sviluppare strategie e “rimedi” alle difficoltà menzionate.

Tali strategie sono entrate a far parte del bagaglio di risorse a disposizione della persona con DSA e influenzano le scelte lavorative e professionali.

Le persone con DSA hanno maggiori abilità nell’elaborare informazioni visive e spaziali, nel problem solving e sono più creativi dei coetanei. Questo è dovuto anche al loro funzionamento cognitivo non convenzionale, che consente di adottare punti di vista originali e soluzioni non lineari ai problemi.

A testimonianza di questo possiamo prendere le biografie di dislessici famosi, che testimoniano come il disturbo dell’apprendimento non è per forza un ostacolo insormontabile alla realizzazione personale e professionale.

Inserimento da parte della scuola: tirocini e stage

All’ultimo anno di scuola secondaria di secondo grado, alcuni indirizzi di scuola prevedono stage in azienda e percorsi specifici di orientamento professionale. Lo scopo di questi percorsi è di tradurre le conoscenze in competenze, mediante l’esperienza “sul campo”.

Gli studenti si trovano in una fase di transizione, dalla situazione “rassicurante” della scuola (dove tutto è programmato e in linea di massima negoziabile, in presenza di insegnanti che fungono da tutor e mentor) si passa ad una situazione lavorativa, più soggetta a imprevisti e situazioni nuove. I tirocini e gli stage previsti all’ultimo anno e i progetti relativi all’acquisizione delle competenze trasversali (PCTO) preparano gli studenti ad affrontare nuove sfide e responsabilità.

L’esperienza concreta degli stage può essere un buon modo per ragazzi dislessici o con DSA di mettersi alla prova nel mondo del lavoro, sperimentando in un contesto che è comunque protetto e seguito, un’autonomia maggiore.

Il mondo del lavoro diviene sempre più competitivo per i nostri giovani e spesso è difficile districarsi tra le varie offerte di lavoro. Tuttavia, se l’esperienza scolastica è stata positiva e realmente formativa, le difficoltà si riducono e l’avanzamento è vicino.

Progetti per l’inserimento lavorativo dei DSA

Esistono progetti specifici per favorire l’inserimento lavorativo di dislessici e DSA, in particolare giovani, l’AID è attiva su queste tematiche.

Progetto Dyslexia@work

Per promuovere l’inserimento lavorativo delle persone con DSA, nasce il progetto Dyslexia@work. Si tratta di un progetto di ricerca-azione, promosso dallAssociazione Italiana Dislessia (AID) in rete con Fondazione Italiana Dislessia (FID). Si sviluppa in tre azioni principali:

  • incontri informativi, rivolti non solo ai giovani con DSA, ma anche ai genitori, ai datori di lavoro e tutte le persone potenzialmente interessate;
  • corso di orientamento professionale, rivolto ai giovani con DSA in cerca di prima occupazione;
  • colloqui di career counseling.

Il progetto gratuito è rivolto a giovani con DSA fra i 16 e i 30 anni che siano al termine del proprio percorso di studi scolastici o universitari.

L’obiettivo generale è guidare i ragazzi con DSA verso il primo inserimento nel mondo del lavoro.

Marchio Dyslexia Friendly

Così come la scuola, anche le aziende devono impegnarsi a realizzare un ambiente di lavoro inclusivo. A tal proposito, la Fondazione Italiana Dislessia ha promosso il marchio “Dyslexia Friendly” e il progetto “DSA: Progress for work“.

ll marchio rappresenta un riconoscimento per tutte le aziende sensibili alla tematica dell’inclusione lavorativa; rappresenta la certificazione di un impegno concreto, mediante la partecipazione ad un percorso di formazione del personale, in merito ai DSA.

DSA: Progress for work

Il progetto “DSA: Progress for work” si focalizza su due questioni importanti:

  • la valutazione dei candidati con DSA;
  • la previsione di percorsi specifici di inserimento per le persone con DSA, per ridurre i disagi che essi comportano.

Iniziative legislative in Italia

Non si finisce di “essere DSA” con la fine della scuola: le difficoltà relative alle abilità di lettura, scrittura e calcolo permangono per tutta la vita. Tuttavia, se adeguatamente supportate, le persone con DSA possono distinguersi anche in ambito lavorativo, mettendo in campo le proprie risorse e abilità.

A partire da questa premessa, nel 2017 è stata avanzata la proposta di legge da parte di Cesare Damiano (presidente della Commissione Lavoro della Camera) e Laura Coccia (deputata e componente della Commissione Cultura della Camera). Tale proposta si basa su una modifica della legge 170/2010, al fine di estendere le tutele previste per gli studenti con DSA in ambito scolastico, anche ai successivi ambiti di vita, in particolar modo al lavoro.

Lo scopo è favorire l’inserimento lavorativo delle persone con DSA, mediante procedure di selezione e progetti personalizzati, a tutela delle pari opportunità.

Tali provvedimenti comprendono anche la possibilità di utilizzo, da parte delle persone con DSA, di strumenti compensativi e misure compensative in sede di concorsi pubblici, test d’ingresso universitari ed esame per la patente.

In conclusione: DSA e inclusione

Le persone con DSA non devono perdere al termine del percorso formativo i propri diritti e le tutele garantite dalla legislazione scolastica.

I DSA si manifestano maggiormente in contesto scolastico perché è l’ambito degli apprendimenti per eccellenza, ma il loro impatto continua anche dopo la scuola. Pertanto è bene che tutti i percorsi di formazione professionale e le relative selezioni prevedano degli adeguamenti a tutela dell’inclusione.

Il tema dell’inclusione riguarda la società tutta e non soltanto la comunità scolastica e i minori.

Tutti i contesti di vita (dall’ambiente lavorativo alla palestra, o alle mete turistiche) devono essere adeguati ad accogliere tutte le persone, senza discriminazione alcuna e nel rispetto delle differenze individuali.

chiara auletta psicologa
Chiara Auletta

Psicologa, laureata in Psicologia dinamica, clinica e di comunità. Ha ricoperto il ruolo di referente presso sportello d’ascolto scolastico e si è formata come Tutor DSA.

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