In ambito scolastico si sente parlare sempre più spesso di intelligenza emotiva: di cosa si tratta e perché è considerata fondamentale a scuola?

L’apprendimento non avviene a prescindere dai sentimenti” (Daniel Goleman).

Apprendere non significa una mera trasmissione di conoscenze da insegnante ad alunno, ma piuttosto un processo bidirezionale: uno scambio in un contesto relazionale e la relazione è fatta anche di emozioni.

intelligenza emotiva

L’apprendimento, per essere efficace, ha bisogno di diventare un’esperienza significativa e, se possibile, emozionale. Le emozioni giocano un ruolo importante anche nella capacità di memorizzare i contenuti di una lezione. Perciò non possiamo prescindere dal considerare fattori emotivi e relazionali.

Scopriamo quindi che cos’è l’intelligenza emotiva, anche in rapporto con i disturbi specifici dell’apprendimento, e come ci si può lavorare tramite percorsi di alfabetizzazione emotiva.

Il concetto di intelligenza

La concezione classica vede l’intelligenza come capacità globale dall’individuo di far fronte ai problemi della vita, dunque come capacità di adattamento al mondo esterno (Lewin).

L’approccio cognitivista ha sottolineato perlopiù i fattori cognitivi dell’intelligenza: capacità di ragionamento logico, pensiero astratto, abilità nel prendere decisioni e nel problem solving.

Successivamente l’intelligenza è stata indagata dagli studiosi come un insieme di abilità.

Cos’è l’intelligenza emotiva

Considerando l’intelligenza come un insieme di abilità vengono incluse tra queste le competenze emotive e sociali degli individui, e qui si introduce il concetto di intelligenza emotiva

Con intelligenza emotiva si intende la capacità di riconoscere (in se stessi e negli altri) le diverse emozioni, saperle esprimere e affrontare in maniere adeguata.

Secondo Daniel Goleman l’intelligenza emotiva si caratterizza in quattro fasi fondamentali:

  • Auto consapevolezza, ovvero la capacità dell’individuo di prendere coscienza delle proprie emozioni e di come l’aspetto emotivo personale possa essere risorsa o fragilità.
  • Auto motivazione ovvero la capacità di individuare i nostri obiettivi e di porsi con approccio positivo alle difficoltà.
  • Empatia, ovvero la capacità di comprendere le emozioni delle altre persone.
  • Capacità di relazionarsi con gli altri, ovvero entrare in relazione e comunicare, creando interazioni positive.

Daniel Goleman: implicazioni dell’intelligenza emotiva

Daniel Goleman, il primo ad aver studiato e approfondito l’intelligenza emotiva, afferma che molti problemi e manifestazioni cliniche adolescenziali (chiusura in se stessi, aggressività, depressione,…) derivano da “lacune” nelle competenze emotive e sociali. Secondo l’autore, gli adolescenti in questione non sarebbero in grado di riconoscere le emozioni e i segnali comunicativi altrui.

La riflessione di Goleman parte da dati statistici, che mostrano un aumento di episodi di violenza e problemi psicologici tra gli adolescenti. L’aggressività infantile rappresenta un segno premonitore di difficoltà emozionali e di altro tipo. Goleman associa ai soggetti aggressivi tre caratteristiche:

  • Deficit percettivo, in quanto essi fraintendono come gesti minacciosi e ostili, atti che in realtà sono del tutto insignificanti; i gesti comunicativi altrui sono percepiti come un attacco personale, perché (per usare le parole di Goleman) non hanno ricevuto una buona “alfabetizzazione” emotiva.
  • Scarsa capacità di verbalizzare, ovvero prediligono il passaggio all’azione perché non sono in grado di comunicare ed esprimere il loro dissenso in maniera adeguata. Reagiscono con un attacco fisico, piuttosto che utilizzare il dialogo, perché la violenza è l’unica modalità comunicativa che hanno imparato.
  • L’impulsività, ovvero lo scarso autocontrollo sui propri comportamenti, è un fattore predittivo di successive condotte delinquenziali.

Questi atteggiamenti sono deleteri, non soltanto per chi li riceve, ma anche per chi li commette, perché a lungo andare le conseguenze sono davvero notevoli, a scuola e in tutti gli ambiti di vita sociale. Pertanto si rendono necessari programmi di prevenzione, finalizzati a insegnare ai bambini le competenze emotive e sociali.

I programmi di alfabetizzazione emotiva, descritti da Goleman, hanno come obiettivi migliorare la qualità delle relazioni e il clima all’interno della classe, con effetti importanti sull’inclusione scolastica.

I percorsi di alfabetizzazione emotiva

I percorsi di alfabetizzazione emotiva sono una sorta di “addestramento”, finalizzato a interpretare correttamente i segnali sociali, imparare a “mettersi nei panni dell’altro” e a controllare emozioni complesse, come la rabbia.

Inoltre, promuovono la consapevolezza rispetto alle proprie emozioni e a come vengono espresse attraverso il corpo e le parole.

Tale consapevolezza conduce a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni sugli altri, sviluppando maggiore empatia e rispetto verso i compagni.

Attività di training sull’intelligenza emotiva in classe

I training di alfabetizzazione emotiva che si possono fare in classe possono includere varie attività e tecniche, ad esempio:

Simulazione di situazioni reali

La classe è suddivisa in due gruppi, di cui uno “mette in scena” la situazione e l’altro fa da “osservatore esterno”.

Seguirà un dibattito, guidato da alcune domande-chiave: da dove ha avuto origine il conflitto e quali emozioni hanno spinto all’azione? Infine, quale poteva essere un comportamento alternativo e più efficace? A turno, i ragazzi reciteranno varie versioni.

Mediante la “messa in scena”, ovvero la “ripetizione controllata” di un fatto realmente accaduto, abbiamo la possibilità di insegnare ai nostri alunni che esistono alternative all’aggressività.

Role playing

Il gioco di ruolo (Role Playing) è più indicato se il nostro obiettivo è quello di incoraggiare l’empatia, in quanto, tale tecnica consiste appunto nello “scambio dei ruoli”; interpretando il ruolo di qualcun altro, imparo a comprendere le sue ragioni e il suo stato d’animo in una determinata situazione.

Circle time

Il Circle Time può essere definito come un momento di riflessione in cui tutti gli alunni, esprimono liberamente e in assenza di giudizio, emozioni, difficoltà e osservazioni in merito a quanto è accaduto in classe.

La caratteristica disposizione “in cerchio” è utile ad “abbattere le barriere” (siamo tutti uguali, non esiste un primo banco e un ultimo banco) e anche l’insegnante siede in cerchio con i ragazzi, in posizione più simmetrica e con ruolo di facilitatore della comunicazione.

DSA e intelligenza emotiva

Il concetto di intelligenza emotiva non può non riguardare anche i bambini con disturbi specifici dell’apprendimento, in particolare considerando le implicazioni che possono emergere a livello emotivo.

Per quanto riguarda più specificamente gli alunni con diagnosi DSA, molti studi si sono soffermati sulle loro difficoltà di adattamento: talvolta preferiscono evitare la scuola, perché temono il confronto con gli altri e la valutazione dell’insegnante.

Secondo Goleman, nell’intelligenza emotiva rientra anche l’attitudine a motivarsi e a perseverare nelle avversità.

Purtroppo, specialmente quando il DSA non è riconosciuto tempestivamente, gli alunni si confrontano con numerosi fallimenti e insuccessi scolastici. Fin quando un bambino non sa di avere un DSA, continuerà ad attribuire questi insuccessi a se stesso. Penserà di non essere capace o abbastanza intelligente e inevitabilmente la sua autostima calerà, lasciando spazio ad un profondo senso di insicurezza e demotivazione.

Una volta acquisita la diagnosi e la consapevolezza di tutto ciò che essa comporta, il bambino potrà finalmente rivalutare i motivi delle sue difficoltà. Comprenderà che alla base dei suoi insuccessi iniziali, c’era una causa oggettiva, indipendente dalla sua intelligenza. Soltanto comprendendo a fondo il problema, aiutiamo i bambini a ritrovare l’ottimismo e la motivazione per superare gli ostacoli.

Condividere le difficoltà oggettive con i compagni di classe non sempre è una scelta degli alunni con DSA. Talvolta temono di essere derisi o etichettati come “alunni privilegiati” in quanto gli strumenti compensativi e le misure dispensative sono scambiate per “vantaggi” e “concessioni”. Per tale ragione è importante anche “preparare” i compagni di classe e informarli su cosa sono i DSA e cosa comportano. Una maggiore sensibilità e conoscenza dei DSA può essere d’aiuto e migliorare le dinamiche relazionali della classe.

Come si superano le avversità? Insieme, incoraggiando cooperazione, condivisione, rispetto reciproco, senso di responsabilità. Migliorando il clima e la qualità delle relazioni tra compagni di classe, aumenta anche il sostegno sociale percepito. Mettendo da parte gli atteggiamenti competitivi, gli alunni hanno meno pressioni e gestiscono le difficoltà senza lasciarsi sopraffare.

Per questo motivo lavorare in classe con percorsi di alfabetizzazione emotiva può essere uno strumento valido anche per gli alunni con diagnosi di DSA.

chiara auletta psicologa
Chiara Auletta

Psicologa, laureata in Psicologia dinamica, clinica e di comunità. Ha ricoperto il ruolo di referente presso sportello d’ascolto scolastico e si è formata come Tutor DSA.

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