Le mappe mentali fanno parte degli strumenti compensativi in grado di supportare lo studio di bambini e ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).

Sono schemi che consentono di strutturare i contenuti di un argomento in modo gerarchico e per associazione di parole-chiave, favorendone la memorizzazione e il ripasso. Possono essere arricchite con immagini, grafici, disegni, anche prodotti dai bambini stessi, di modo tale da rendere la mappa mentale personalizzata e “su misura” per l’allievo.

mappe mentali

Utilizzare mappe nello studio risulta utile a chiunque, ma è particolarmente prezioso per chi fatica nella lettura per una dislessia. Per questo le mappe mentali sono una risorsa spesso consigliata come strumento compensativo in caso di DSA.

Cosa sono le mappe mentali

L’inventore delle mappe mentali è Tony Buzan, psicologo cognitivista inglese, che ha dato il maggior contributo al metodo di studio che prevede l’utilizzo di questo strumento. Buzan ha pensato alle mappe per migliorare l’approccio allo studio, rendere fruibile un contenuto difficile a bambini e ragazzi con difficoltà cognitive e/o di apprendimento, valorizzare il lato creativo ed emotivo dello studio.

Secondo la sua definizione, “una mappa mentale è la rappresentazione grafica del pensiero” (Buzan, 2018) e pertanto consente di tradurre in immagine un concetto complesso o una sequenza di concetti legati tra loro tramite associazione di parole-chiave.

Tony Buzan ha anche realizzato un software chiamato iMindMap che permette di sviluppare mappe mentali con l’ausilio del PC.

A cosa servono le mappe mentali

Come già anticipato, le mappe mentali permettono di rappresentare graficamente un argomento, un concetto astratto, un ragionamento o una sequenza di eventi (pensiamo, ad esempio, a storia o alla trama di un’opera letteraria).

Vantaggi delle mappe mentali per punti:

  • Sintetizzano un testo, agevolandone il ripasso.
  • Sono accessibili facilmente a studenti con difficoltà nella lettura (ad esempio dislessia).
  • Favoriscono la memorizzazione dei concetti.
  • Agevolano l’organizzazione di un discorso sull’argomento.
  • Autoprodurre le mappe mentali incentiva creatività e motiva allo studio.

Il processo delle mappe mentali è di sintetizzare e semplificare un testo, agevolando il ripasso, che sarà accessibile e fruibile anche agli alunni con difficoltà di apprendimento. L’utilizzo delle mappe nello studio migliora l’organizzazione di un discorso (in particolare nel caso delle materie orali) la memorizzazione e la pianificazione.

Le mappe mentali rappresentano un valido aiuto per gli alunni con DSA, in particolare per coloro che hanno un disturbo specifico della lettura (dislessia).

Le mappe mentali sono utili anche in presenza di un deficit specifico nella comprensione del testo o in caso di un ritardo cognitivo lieve o moderato.

In ogni caso, è motivante far produrre ai bambini stessi le proprie mappe mentali, perché valorizza le risorse personali, come la creatività.

Mappe mentali e mappe concettuali: differenza

Le mappe mentali spesso vengono confuse con le mappe concettuali e i termini vengono erroneamente usati come sinonimi. In realtà si tratta di due strumenti compensativi differenti, anche se altrettanto validi. Vediamo insieme quali sono le principali differenze.

Le mappe concettuali hanno una struttura gerarchico-associativa: in questo caso, prevale uno schema “ad albero”, ovvero fatto di tanti rami quanti sono i concetti da collegare al “tronco” principale.

Nel caso di una mappa mentale, invece, gli elementi da collegare al concetto di partenza possono essere collocati in vari punti della mappa, in quanto non vi è un rapporto di successione o di causa-effetto tra i vari elementi.

Le mappe concettuali, come le mappe mentali, sono schemi che sintetizzano. Possono entrambe essere utilizzate come strumenti compensativi in caso di diagnosi di DSA o altri bisogni educativi speciali.

In conclusione, la differenza sostanziale risiede nella struttura della mappa:

  • Le mappe concettuali hanno una struttura più simile ad un organigramma, sviluppandosi dall’alto verso il basso, fino a contenere tante (forse troppe) ramificazioni; spesso sono monocromatiche e possono risultare “fredde” al primo impatto. Le mappe concettuali sono contenute in alcuni libri di testo a fine capitolo, per facilitare il ripasso e fare un autovalutazione.
  • Le mappe mentali, al contrario, hanno una struttura più “dinamica”, in quanto non ha uno schema fisso; l’argomento o il concetto principale può essere posizionato al centro della mappa e le ramificazioni possono estendersi a destra e a sinistra del foglio; si possono utilizzare colori diversi per esprimere e rappresentare concetti diversi. çe mappe mentali sono un prodotto personale e originale dell’alunno, mettendone in risalto risorse e potenzialità.

Le mappe concettuali e le mappe mentali rappresentano entrambe un valido strumento di supporto allo studio, in particolare per le materie orali. La scelta di utilizzare l’uno o l’altro strumento è orientata dall’età e dal livello di apprendimento del bambino, nonché dalla tipologia di argomento da trattare.

Possiamo affermare che le mappe concettuali possono facilitare la comprensione di un testo, grazie alla loro struttura ordinata e alle associazioni per parole-chiave; mentre le mappe mentali, grazie alla strategie dei colori e al coinvolgimento emotivo dei bambini, favoriscono anche la memorizzazione e incoraggiano il ripasso.

schema della mappa mentale

DSA e dislessia: studiare con le mappe mentali

Le mappe mentali possono essere d’aiuto a tutti gli studenti di qualunque grado scolastic, ma nello studio con DSA e in particolare dislessia assumono un ruolo fondamentale.

Nei casi di dislessia, infatti, la lettura è un’attività che richiede molte energie e risorse attentive. Tutto lo sforzo mentale di un bambino dislessico si esaurisce nella lettura, lasciando ben poche risorse per la comprensione, la memorizzazione e il ripasso.

Spesso si è costretti a rileggere e a tornare più volte su una stessa frase per poter comprenderne appieno il significato.

Le mappe risparmiano questo passaggio, in quanto semplificano i contenuti dei libri di testo scolastici, senza tuttavia trascurare alcun aspetto dell’argomento trattato.

Come fare mappe mentali a mano

Le mappe mentali disegnate a mano possono risultare più “versatili” rispetto ai modelli preimpostati dei software.

Se i bambini hanno una buona manualità e passione per il disegno, si può far leva su queste potenzialità per rendere la mappa mentale un prodotto personale e originale.

Coinvolgendo i bambini in prima persona nella realizzazione delle mappe mentali, è possibile incoraggiare la creatività, la motivazione allo studio, l’autostima e il senso di autoefficacia. I bambini troveranno maggiore soddisfazione nel produrre personalmente il materiale e potranno ammirare il risultato finale.

Se al contrario i bambini non amano particolarmente il disegno, ma necessitano di uno schema più impostato, è possibile affidarsi alla guida di un adulto, di un tutor dsa o anche di un software.

Software per mappe mentali

Il vantaggio dei software specifici per la realizzazione delle mappe concettuali è la possibilità di rendere i ragazzi sempre più autonomi nello studio: infatti, una volta compreso l’utilizzo e apprezzato tutte le loro potenzialità, i ragazzi possono procedere in maniera indipendente con la creazione dei propri materiali di studio.

iMindMap è il software ideato da Tony Buzan, “l’inventore” delle mappe mentali, consente di creare, modificare, aggiornare e condividere le mappe, incoraggiando il pensiero creativo, il brainstorming e l’utilizzo di immagini. La sua nuova versione è Ayoa, che è disponibile a pagamento, ma consente una prova gratuita per un periodo di tempo limitato.

Se Ayoa / iMindMap è un programma a pagamento esistono anche software gratuiti per creare mappe mentali. Alcuni sono interamente gratis, altri hanno piani free limitati. 

chiara auletta psicologa
Chiara Auletta

Psicologa, laureata in Psicologia dinamica, clinica e di comunità. Ha ricoperto il ruolo di referente presso sportello d’ascolto scolastico e si è formata come Tutor DSA.

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