Un tema molto importante per la famiglia di un bambino dislessico o con un altro disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) è quali sono i diritti che spettano in questi casi e quali contributi e sovvenzioni lo stato eroga.

La legislazione riconosce i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), ovvero dislessia, discalculia, disortografia e disgrafia e indica l’importanza degli strumenti compensativi, che possono permettere al bambino con dsa di affrontare il percorso scolastico in modo autonomo.

indennità di frequenza a scuola

Questi strumenti però sono in molti casi costosi e possono pesare in modo importante sul bilancio famigliare. Anche se il loro uso è stato introdotto dalla legge 170/2010, in questo testo non sono previste specifiche misure economiche a sostegno delle famiglie.

La legge quindi attualmente riconosce l’importanza degli strumenti compensativi, considerati un diritto dell’alunno, ma non stanzia fondi specifici per agevolare le famiglie. L’unica misura attiva risulta al momento la detrazioni fiscali per acquisto di strumenti compensativi, introdotta nel 2018.

Tuttavia esiste la possibilità che i genitori di un bambino con disturbo dell’apprendimento ricevano una sovvenzione mensile: l’indennità di frequenza.

Si tratta di un supporto economico erogato dall’INPS, che riguarda i minori disabili che frequentano corsi di studio scolastici, anche se il termine “disabile” o “invalido” sarebbe scorretto, i DSA possono rientrare nella casistica prevista dalla normativa e quindi usufruire dell’assegno di indennità.

Vediamo nei dettagli cos’è l’indennità di frequenza, in quali casi un alunno dsa ne ha diritto e come può richiederla.

Indennità di frequenza scolastica: cos’è

L’indennità di frequenza è istituita dalla legge 289 del 1990 ed è una sovvenzione destinata ai minori di 18 anni che affrontano un percorso scolastico.

È una prestazione economica che viene erogata mensilmente, per aiutare l’inserimento scolastico e sociale dei ragazzi con disabilità. Si può accedere a questa indennità durante tutto il periodo scolastico fino alla maggiore età.

Chi ha diritto all’indennità di frequenza

L’indennità di frequenza scolastica è riservata a tutti i cittadini che rispettano i seguenti requisiti:

  • Età inferiore ai 18 anni.
  • Cittadinanza italiana o della comunità europea, oppure per cittadini stranieri almeno un anno di permesso di soggiorno.
  • Presenza di una disabilità accertata (da commissione medica o da sentenza) oppure minori ipoacustici (perdita uditiva di almeno 60 decibel nell’orecchio migliore).
  • Frequenza di corsi di studio in scuole pubbliche o private (equiparati anche la frequenza in centro di formazione professionale, dal 2002 anche la frequenza di asilo nido). In alternativa alla frequenza scolastica può beneficiare di indennità chi effettua regolarmente trattamenti terapeutici o riabilitativi in centri specializzati, pubblici o privati convenzionati.
  • Stato di bisogno economico. Se il ragazzo ha un reddito personale superiore a una soglia stabilita annualmente non ha diritto all’indennità. Per l’anno 2020 la soglia di reddito ammonta a 4.906,72 euro.

In che modo un bambino con DSA rientra in questi requisiti?

La definizione della legge 289 parla di “difficoltà persistenti nello svolgimento di compiti e funzioni relative alla loro età“, a questo proposito un alunno con DSA può richiedere l’indennità.

Il disturbo specifico dell’apprendimento infatti comporta certamente una difficoltà non transitoria, quindi risponde al requisito della persistenza.

Molto spesso il DSA determina difficoltà rilevanti nello svolgimento di alcuni compiti, questo deve essere verificato.

In sostanza avere un DSA certificato non è requisito sufficiente a ricevere un’indennità di frequenza, bisogna accertare che tale disturbo effettivamente comporti difficoltà nelle attività scolastiche.

Quindi una diagnosi che certifica il DSA non basta per accedere all’indennità, occorre richiedere la valutazione della commissione per l’accertamento dell’invalidità.

I soggetti devono presentare domanda all’INPS e soddisfare i requisiti sanitari e amministrativi previsti dalla legge, in questo caso hanno diritto all’indennità.

A quanto ammonta l’assegno corrisposto

L’indennità di frequenza è un assegno mensile, la cifra erogata attualmente è di 286,81 euro al mese (aggiornata all’anno 2020).

L’indennità non viene corrisposta tutto l’anno, ma solo per tutta la durata della frequenza scolastica, quindi in genere si tratta di 9 mensilità.

Naturalmente se un ragazzo con DSA certificato lascia l’anno scolastico per qualsiasi motivo, non potrà ricevere l’assegno, fino al ritorno a scuola.

Se, invece, il ragazzo frequenta un centro di riabilitazione estivo ha diritto a ricevere l’erogazione anche nei mesi estivi, arrivando ad avere l’indennità per tutti e 12 i mesi dell’anno. Per ottenere l’erogazione durante i mesi estivi sarà necessaria l’attestazione di regolare frequenza.

Dislessia e indennità di frequenza

dislessia

I ragazzi dislessici, come tutti i minori con DSA, possono richiedere l’indennità di frequenza, purché in possesso dei requisiti di legge già visti e purché la commissione medica dell’INPS accerti il diritto all’indennità.

Il ragazzo dislessico può fare richiesta all’INPS tramite il suo medico curante, se in possesso di tutti i requisiti potrà accedere all’assegno mensile erogato dall’INPS. Vale anche in questo caso il fatto che la dislessia anche certificata non è conferisce di per sé diritto all’indennità, serve attivare la valutazione della commissione medica.

Come fare richiesta

La richiesta per l’indennità si può fare tramite il proprio medico curante, con il certificato della diagnosi di DSA, compilando un apposito modulo. Una volta compilato il modulo il medico potrà mandare la richiesta all’INPS.

Dopo aver inoltrato la richiesta il medico curante rilascia un certificato con validità di 30 giorni, il quale dovrà essere presentato al CAF per compilare un nuovo modulo da inviare all’INPS.

Dopo questo secondo passaggio la famiglia dovrà attendere la lettera di convocazione dall’INPS. La lettera di convocazione richiede una visita da parte della commissione medica dell’INPS e ha un tempo di attesa intorno ai 2 o 3 mesi.

L’indennità di frequenza è un sussidio che favorisce l’inserimento scolastico, per tanto è stata pensata sulla durata della scuola dell’obbligo, ossia fino ai 16 anni.

Se il richiedente ha 16 anni, oltre ai documenti necessari, dovrà presentare un’autocertificazione dove dichiara di essere iscritto all’anno scolastico in corso. Si consiglia di farlo per tempo.

bambino a scuola

Rifiuto dell’indennità di frequenza

La richiesta all’Inps può essere rifiutata, se non si risponde ai requisiti.

La maggior parte dei requisiti sono oggettivi (reddito, età, frequenza scolastica,…), il più arbitrario è la visita da parte della commissione medica, che potrebbe ritenere il DSA come troppo lieve per dare diritto all’indennità.

Il motivo di rifiuto, per esempio, nel caso della dislessia potrebbe essere legato alla gravità del disturbo. Il soggetto coinvolto deve dimostrare di riscontrare realmente dei problemi nello svolgimento dei compiti scolastici, poiché la dislessia come altri DSA, possono presentarsi anche in forma più o meno lieve.

Se la famiglia è convinta che il figlio rientri nei requisiti può fare ricorso, tramite un avvocato.

È bene valutare le spese e i tempi di procedura, per decidere se questo è conveniente.

Validità dell’indennità

L’indennità di frequenza può accompagnare il bambino per tutta la scuola dell’obbligo, ma la richiesta ha una durata stabilità dalla commissione che accerta l’invalidità (a volte 18 mesi).

Allo scadere viene inviata una nuova lettera di convocazione dall’INPS, in cui si chiede la revisione della visita da parte della commissione medica.

La richiesta può essere accettata o rifiutata, in caso di accettazione l’indennità verrà nuovamente erogata, in caso di rifiuto verrà interrotta. Per avere nuovamente diritto all’indennità bisognerà fare nuovamente richiesta tramite il modulo.

Ovviamente anche con la maggiore età o la fine del percorso scolastico l’indennità ha termine.

Indennità di frequenza e legge 104

Oltre all’indennità di frequenza (legge 289 / 1990) c’è un’altra legge che tutela i diritti di persone con disabilità e che può riguardare i problemi di apprendimento, si tratta della legge 104 / 1992. 

La legge 104 non deve essere confusa con l’indennità di frequenza: ha lo scopo di tutelare persone portatrici di handicap, coinvolge tutti i soggetti e non solo i minori.

Contributi, agevolazioni e permessi previsti dalla legge 104 sono erogati per tutte le persone con minorazioni psichiche, celebrali o sensoriali. Questi handicap non hanno connessione diretta con i DSA., per cui è molto difficile che un DSA riesca a ottenere i benefici della 104.

La legge 104 determina la possibilità di avere un insegnante di sostegno, assegna permessi particolari per i genitori del bambino e una serie di sussidi ed esenzioni, in relazione alla gravità dell’handicap. Chi ha dislessia o altro DSA non beneficia in genere di queste misure.

Per fare chiarezza su legge 104, DSA e indennità di frequenza ecco due punti:

  • Chi ha diritto alla 104 in genere ha diritto anche all’indennità di frequenza. Si tratta di handicap psichichi, cerebrali o sensoriali che comportano quasi sempre anche difficoltà scolastiche che danno diritto all’indennità.
  • L’indennità di frequenza può essere richiesta anche senza essere in possesso dei requisiti della legge 104. Per un DSA è possibile ottenere l’indennità di frequenza, mentre è molto difficile accedere ai benefici previsti dalla legge 104.

valentina solinas psicologa
Valentina Solinas

Psicologa, con laurea triennale in psicologia e magistrale in discipline della comunicazione e dello spettacolo. Lavora nella comunicazione da 4 anni. 

Scrive storie per bambini e s’interessa di psicologia e psichiatria, specie nel settore infanzia.

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