Il conseguimento della patente di guida è un traguardo importante per i giovani. Con la maggiore età si ottiene la possibilità di essere abilitati alla guida di un’automobile, che consente un’autonomia di spostamento importante, spesso anche per ottenere un posto di lavoro.

Tuttavia per le persone che hanno un DSA si tratta dell’ennesimo esame teorico da superare, con tutte le difficoltà annesse.

In particolare, chi ha una diagnosi di dislessia ha maggiori difficoltà nel leggere e decifrare il testo delle domande, a maggior ragione quando sono formulate in maniera poco chiara.

esame di scuola guida

Fino ad oggi c’è soltanto un parziale riconoscimento di tali difficoltà, con la possibilità di fornire ai candidati con DSA la sintesi vocale. Talvolta però questa misura non è sufficiente, per cui si avrebbe la necessità di un tempo aggiuntivo per sostenere la prova.

Scopriamo quali sono le difficoltà che un ragazzo dislessico incontra nell’ottenere la patente in Italia e quali sono le misure adottate per favorire l’accessibilità all’esame di guida da parte delle persone con DSA.

Esame per la patente: quali sono le difficoltà

L’esame per la patente prevede il superamento di una prova teorica (con quiz a risposta multipla) e una prova pratica (la guida con l’istruttore).

Esame teorico

Sul piano teorico, l’esame per la patente è assimilabile ad un qualsiasi altro esame o compito affrontato a scuola, all‘università oppure ai concorsi pubblici.

Difficoltà per un dislessico nell’esame di teoria:

  • Difficoltà nello studio. Gli studenti dislessici sperimentano difficoltà nella memorizzazione, per questo impiegano strumenti compensativi come le mappe concettuali.
  • Difficoltà di comprensione delle domande. I dislessici fanno più fatica a leggere e decifrare il significato di un testo scritto; un valido aiuto è dato dalla sintesi vocale.
  • Difficoltà nella tempistica. Il disturbo dell’apprendimento può rendere più difficile la lettura e questo significa una maggior lentezza, questo può essere compensato con un tempo aggiuntivo, concesso in presenza di DSA diagnosticato anche in sede di concorsi pubblici.

Esame di guida pratico

Al volante, invece, come si comporta una persona con DSA?

Una prima probematica può riguardare la compromissione di attenzione e memoria di lavoro, frequente nei DSA. Per tale ragione, una persona con DSA alla guida avrà bisogno di ridurre al minimo gli stimoli esterni, per concentrarsi unicamente sulla guida.

Inoltre buona parte del training dovrà essere dedicato all’apprendimento delle sequenze di azioni necessarie nel padroneggiare il veicolo: infatti, uno dei problemi dei DSA è la mancanza di automatizzazione degli apprendimenti, per cui qualsiasi cosa è come farla per la prima volta.

La guida diventa una mansione automatica per gran parte delle persone; proprio come la lettura. Soltanto in fase di apprendimento iniziale è previsto l’impiego di maggiori risorse attentive e concentrazione. Col passare del tempo, guidare sarà sempre più un’azione “meccanica”, ma ciò non è sempre vero in caso di DSA. Occorrerà molto esercizio prima di consolidare la routine.

Allo scopo di rispondere a tutte queste esigenze, anche sollecitato dalle associazioni di categoria, il governo ha preso ulteriori provvedimenti per migliorare l’accessibilità dell’esame.

Cosa occorre per ottenere misure dedicate alla dislessia

La legge tutela in una certa misura le persone con DSA, con misure volte a rendere accessibile l’esame per la patente di guida. Queste agevolazioni possono essere richieste da persone con un disturbo riconosciuto.

In base alla legge 170/2010 e all’accordo Stato-Regioni del 2012, i candidati con DSA dovevano presentare la certificazione diagnostica firmata dal neuropsichiatra. In caso contrario, la stessa non sarebbe stata accettata ai fini del riconoscimento della diagnosi. Questa richiesta specifica obbligava spesso i candidati con DSA a ottenere una nuova diagnosi, con un ulteriore dispendio di tempo e denaro.

Fortunatamente, con la circolare 31299 MIT del 5 novembre 2020, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti riconosce la validità di tutte le certificazioni diagnostiche rilasciate da neuropsichiatri e psicologi.

In questo modo non è più necessario ripetere l’iter diagnostico, ma è sufficiente presentare la certificazione diagnostica ottenuta per fini scolastici. Infatti essa è valida a tutti gli effetti ed estende i diritti delle persone con DSA anche al contesto della scuola guida.

I candidati beneficeranno di procedure semplificate per iscriversi agli esami di teoria: basterà infatti presentare il certificato rilasciato dal Servizio sanitario nazionale che attesti la diagnosi di DSA mentre non è più richiesto il certificato rilasciato dal neuropsichiatra“.

dal sito del Ministero delle infrastruttura e della mobilità sostenibili

Come avviene l’esame di guida per i DSA

Una volta presentata la certificazione DSA le persone dislessiche possono ottenere misure specifiche all’esame di teoria della patente.

“Per le persone con DSA che intendano conseguire la patente di guida, la Direzione generale della Motorizzazione organizza la prova di teoria utilizzando un sistema informatizzato con l’ausilio di un file audio per i quiz. I candidati avranno dieci minuti in più di tempo, quaranta minuti invece di trenta.”

Anche per il conseguimento della Carta di qualificazione del conducente le persone con DSA avranno venti minuti in più per completare l’esame di teoria relativo alla parte comune e a quella specialistica (110 minuti anziché 90) e dieci minuti in più per la sola parte comune o per la sola parte specialistica.” 

Quindi una persona con dislessia ha diritto a più tempo e a un sistema informatizzato che legge le domande con sintesi vocale.

La dislessia non è un problema scolastico

Si parla più spesso di DSA in relazione alla scuola, ma è importante rendersi conto che problematiche portate dalla dislessia si manifestano non solo in un contesto scolastico ma in vari ambiti della vita, come l’inserimento nel mondo del lavoro o il rilascio della patente di guida.

I disturbi dellapprendimento non scompaiono in età adulta, ma permangono tutta la vita.

Accessibilità e inclusione sono temi che non possono quindi fermarsi alla cosiddetta “scuola dell’obbligo”. In una società civile sono obiettivi da perseguire in tutte le fasi della vita e in ogni contesto. Bisogna mantenere alto il focus sui DSA in età adulta, affinché ci sia maggiore sensibilità, accoglienza e tutela dei diritti delle persone con disturbi d’apprendimento specifici.

Nell’ottica di una formazione lungo tutto l’arco della vita (lifelong learning) tutti i contesti formativi devono adeguarsi alle esigenze dei singoli discenti. In tal senso, gli strumenti compensativi, le misure compensative e gli eventuali accorgimenti della didattica, troveranno sempre applicazione.

chiara auletta psicologa
Chiara Auletta

Psicologa, laureata in Psicologia dinamica, clinica e di comunità. Ha ricoperto il ruolo di referente presso sportello d’ascolto scolastico e si è formata come Tutor DSA.

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