Un ragazzo dislessico può fare l’università? Certamente.

Lo stato italiano nella legge 170 del 2010 dichiara la finalità di garantire il diritto allo studio alle persone soggette a dislessia, con pari opportunità rispetto ai coetanei. Nelle linee guida MIUR, relative proprio al diritto allo studio per gli studenti con DSA si fa riferimento alla legge 170.

università

Anche se le istituzioni universitarie dovrebbero aiutare gli studenti dislessici a vivere un percorso formativo che non sia condizionato dalle difficoltà dovute al DSA, è probabile che affrontare l’università con una dislessia non sia semplice.

La dislessia è il disturbo dell’apprendimento che interessa la lettura, un’abilità chiave nella carriera universitaria: dai test d’ingresso alle prove d’esame, dalle lezioni in classe allo studio a casa, praticamente in ogni ambito sono presenti testi scritti, in particolare nelle materie umanistiche.

Lo studente dislessico però ha in sé tutte le potenzialità per affrontare con soddisfazione e successo l’università e usufruendo delle misure previste per superare lo scoglio della difficotà di lettura può certamente arrivare alla laurea con ottimi risultati.

Le già citate linee guida del MIUR assegnano agli atenei il compito di individuare le forme didattiche e le modalità di valutazione più adeguate per gli studenti con DSA. Specie nel caso dei test di ammissione sono previste misure attuabili per studenti dislessici, purché presentino la propria certificazione diagnostica.

La scelta di andare all’università

Un ragazzo dislessico che sceglie di andare all’università lo fa nella piena consapevolezza delle difficoltà che potrà avere durante il percorso di studio che lo aspetta. Serve un’adeguata motivazione.

Rispetto all’infanzia, un diplomato ha acquisito familiarità con il suo disturbo dell’apprendimento, imparando a conoscere i propri punti di debolezza, ma anche quelli di forza.

Sapendo che la propria dislessia non comporta un deficit cognitivo: il ragazzo può capire che ha potenzialità di laurearsi a pieni voti.

Non deve essere scontato che il ragazzo faccia l’università, proprio come non deve essere scontato che rinunci allo studio. Il ruolo dei genitori è di accompagnare il ragazzo in questa scelta, lasciando che prenda lui la decisione, supportandolo perché non si faccia condizionare dalla dislessia, ma anche evitando di forzarlo in senso opposto.

È importante che l’ateneo sia preparato ad accogliere la scelta dello studente e gli garantisca tutti gli strumenti necessari per limitare le difficoltà durante il suo percorso di studi.

Presentare la certificazione della dislessia

Per poter beneficiare appieno delle misure previste per i DSA, lo studente deve presentare una diagnosi certificata, possibilmente dettagliata, al fine che si comprendano le specifiche difficoltà.

La certificazione deve essere recente, perché trattandosi di un disturbo evolutivo, gli strumenti compensativi cambiano in base al lavoro svolto negli anni: la dislessia supportata adeguatamente può migliorare notevolmente.

Per questo motivo l’ateneo non può accettare una diagnosi che risale ai primi anni della scuola superiore o ancora prima, è necessario aggiornarla con una rivalutazione (non dovrebbe essere più vecchia di 3 anni).

In una diagnosi ben fatta vengono esplicitati anche gli strumenti compensativi adatti al caso.

Università e servizi per DSA

Ogni ateneo deve avere al suo interno uffici dedicati ai servizi per la disabilità e i dsa (SDDA), come esplicitamente richiesto nelle linee guida CNUDD.

CNUDD è l’acronimo di Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità, un organo istituito agli inizi del 2001 che si occupa delle dinamiche legate all’organizzazione delle università italiane nei confronti dei disabili.

Nel 1999 emana la Legge 17, che riporta specifiche direttive agli Atenei italiani per rendere obbligatoria la figura del Delegato della disabilità in ogni ateneo. Queste figure fanno le veci del rettore, con l’incarico specifico di interfacciarsi con gli studenti disabili e con dsa.

Uno studente dislessico dovrà recarsi come prima cosa agli uffici dell’SDDA, dove potrà presentare la documentazione che certifica la dislessia, da qui inizierà poi il supporto da parte dell’ateneo.

biblioteca ateneo

Cosa sono gli SDDA

Quasi tutti gli atenei italiani hanno istituito un SDDA: in alcuni casi si tratta di veri e propri uffici, in altri i servizi disabilità/dsa vengono rappresentati da unità operative e personale amministrativo pre-esistente.

Questo servizio è il primo punto di contatto con gli studenti, pertanto il personale al suo interno deve avere competenze relazionali e organizzative.

Il ruolo del SDDA sta nell’individuare i bisogni dello studente, definire gli interventi e monitorare lo svolgimento delle procedure attivate.

Ricapitolando, le funzioni del SDDA, secondo le linee guida CNUDD, sono:

  • Interfaccia tra università e studenti, famiglie e servizi territoriali e sanitari.
  • Raccordo con i servizi di ateneo, in particolare, con il tutorato e con l’orientamento in ingresso e in uscita.
  • Guida personalizzata in itinere, atto a favorire il successo formativo.
  • Organizzazione e gestione amministrativa per l’erogazione dei servizi e loro monitoraggio.
  • Attività di supporto al Delegato alla disabilità.

Test d’ingresso e dislessia

Gli studenti con dislessia hanno alcuni diritti in fase di test d’ingresso.

Nelle prove di ammissione spesso si formano graduatorie e si concorre per un numero chiuso di posti. Gli studenti con DSA devono avere le stesse opportunità dei coetanei di prendere parte a questi test, per questo servono misure mirate a eliminare le differenze dovute al DSA e mettere il dislessico nelle condizioni di competere alla pari con chi non ha un disturbo dell’apprendimento.

A regolare le modalità e i contenuti delle prove di ammissione universitarie per disabili e dsa è la nota ministeriale n. 22102 del 3 agosto 2017, insieme alle linee guida CNUDD.

Come specificato nella nota ministeriale, il MIUR informa che i candidati con DSA hanno diritto a:

  • Tempo aggiuntivo del 30% in più rispetto alla generalità degli studenti.
  • Strumenti compensativi specifici necessari alla specifica patologia.

Gli strumenti compensativi a cui si fa riferimento sono:

  • Calcolatrice non scientifica.
  • Video scrittura.
  • Video-ingranditore, per la lettura.
  • Eventuale affiancamento di un tutor.

Per avvalersi degli strumenti è necessario fare richiesta, anche in questo caso è importante presentare la certificazione di dislessia dettagliata.

Esami universitari e dislessia

Le modalità con cui si regolano gli esami universitari per gli studenti dislessici e con dsa sono specificate nelle linee guida CNUDD.

Alcune misure sono normate, altri aiuti di supporto al DSA sono discrezionali e dipendono dal professore.

Si consiglia allo studente di prendere contatto con i professori delle varie discipline e fare presente le proprie difficoltà, prima di sostenere gli esami.

Gli studenti con dislessia accertata, durante gli esami hanno diritto a determinati provvedimenti dispensativi e compensativi fra cui:

  • Più prove orali e meno scritte.
  • Prove scritte di durata inferiore rispetto alla generalità degli studenti, mantenendone la qualità inalterata.
  • Nelle valutazioni si esortano i docenti a privilegiare i contenuti, rispetto alla forma ortografica.
  • Utilizzo di strumenti compensativi prestabiliti durante la prova.

Studio e lezioni universitarie: diritti e strumenti

aula universitaria

Agli studenti dislessici sono garantiti diritti e strumenti per facilitare il percorso formativo, anche durante le lezioni e per favorire lo studio a casa in autonomia.

Se la diagnosi lo indica lo studente può fare richiesta per utilizzare determinati strumenti compensativi e avere un percorso di studi su misura.

Inoltre lo studente in molte università può richiedere un tutor. Non si tratta della figura del tutor DSA professionista, ma di un tutoraggio alla pari, ovvero un altro studente, che lo affianchi per sostenere lezioni ed esami durante il percorso universitario.

Alcuni possibili supporti per lo studente (non tutti sono attivi in tutte le università).

  • Tutor e consulenza.
  • Forme di studio alternative.
  • E-learning e lezioni online disponibili sul sito dell’Università.
  • Possibilità di registrare le lezioni, per aggirare la scrittura degli appunti e la successiva lettura.
  • Utilizzo di testi digitali.
  • Utilizzo di programmi di sintesi vocale.
  • Utilizzo di software per facilitare lo studio.

valentina solinas psicologa
Valentina Solinas

Psicologa, con laurea triennale in psicologia e magistrale in discipline della comunicazione e dello spettacolo. Lavora nella comunicazione da 4 anni. 

Scrive storie per bambini e s’interessa di psicologia e psichiatria, specie nel settore infanzia.

Domande su dislessia e università

L’università favorisce i dislessici?

No. Non si tratta di favoritismo. Chi ha un disturbo dell’apprendimento certificato ha diritto ad avere le stesse opportunità dei coetanei, per questo si stabiliscono misure particolari, che non compromettono la serietà del percorso di studi.

Cosa è necessario presentare all’ateneo per accedere alle misure dispensative?

Serve una diagnosi DSA che certifichi il disturbo, con un aggiornamento recente (non più vecchio di 3 anni).

Un dislessico può iscriversi all’università?

Certamente sì. Lo stato italiano garantisce il diritto allo studio con pari opportunità agli alunni con DSA.

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