La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) che riguarda la lettura, intesa coma capacità di decodifica del testo. Nei bambini dislessici la lettura risulta lenta e con un maggior numero di errori rispetto ai coetanei con lo stesso grado di istruzione.

Come tutti gli altri DSA, la dislessia non coinvolge le abilità cognitive e il quoziente intellettivo è nella norma (in alcuni casi superiore). Tuttavia in diversi studi si evidenzia un legame tra dislessia e funzioni esecutive, come l’attenzione e la memoria di lavoro.

memoria di lavoro

Vediamo ora in che modo la memoria di lavoro è implicata nella dislessia, quali strumenti compensativi possono essere d’aiuto e anche come allenare la memoria di lavoro.

Cos’è la memoria di lavoro

Spesso si tende ad immaginare la memoria come un grande “archivio” in cui il cervello ripone tutte le informazioni recepite dal mondo esterno. In quest’ottica prevale un’immagine “statica” della memoria, trascurando i processi coinvolti nei meccanismi di apprendimento.

Il cervello non soltanto “conserva” le informazioni in memoria in un dato periodo di tempo: esso le manipola e le “rielabora”.

In questo modo svolge le funzioni più complesse: il calcolo mentale, la risoluzione di un problema, i processi decisionali,…

Dunque la memoria non è “statica”, ma è un processo dinamico che lavora di concerto con le altre funzioni cognitive.

Inoltre, la memoria non è unica, ma esistono diverse tipoligie. In questa sede ci occuperemo in particolare della memoria di lavoro.

La memoria di lavoro è definita dagli studiosi come la capacità di conservare e manipolare temporaneamente le informazioni durante l’esecuzione di compiti cognitivi (Baddeley, 1992). A seconda della tipologia di informazioni e stimoli che vengono elaborati e manipolati dal cervello, la memoria di lavoro può essere denominata verbale o numerica.

Il compito di lettura implica l’abilità di riconoscere i grafemi e di “fonderli” per comporre le parole. Leggere non implica semplicemente una capacità percettiva-sensoriale (vedere i grafemi) o metafonologica (associare un suono ad un segno); implica anche la capacità di memorizzare tale associazione, riconoscerla ogni qualvolta si ripresenta ai nostri occhi. La memoria di lavoro è quindi un requisito importante per una corretta lettura.

I bambini dislessici hanno difficoltà specifiche nella decodifica dei grafemi e in tale processo di decodifica si registra un sovraccarico della memoria di lavoro. È come se i dislessici leggessero tutto per la prima volta, compiendo un doppio sforzo mentale.

Il rapporto tra DSA e memoria di lavoro

Mentre per gli altri bambini, la lettura diviene con il tempo un processo automatico, per i dislessici è molto più faticoso. Il motivo è che i bambini dislessici in un compito di lettura impiegano un grande dispendio di risorse attentive. Leggere non è naturale e istintivo per loro, al contrario devono sforzarsi molto per riconoscere e distinguere i caratteri.

Numerosi studi dimostrano che le caratteristiche più frequenti degli alunni con DSA sono:

  • Lentezza procedurale: difficoltà nell’avviare le attività, per cui rinvio, evitamento, affaticamento, …
  • Difficoltà a mantenere l’attenzione sostenuta nel tempo e focalizzata su un compito.
  • Difficoltà a carico della memoria di lavoro: memorizzazione e recupero di fatti numerici, sequenze numeriche, sequenze temporali,…

Peng, P. & Fuchs, D. (2014) hanno indagato il possibile legame tra le difficoltà e i disturbi specifici dell’apprendimento e i deficit specifici nella memoria di lavoro (in inglese, working memory).

I risultati hanno mostrato che, rispetto ai bambini con sviluppo tipico, tutti i gruppi in difficoltà di apprendimento hanno mostrato deficit di Working Memory verbale e WM numerico, i bambini con dislessia e discalculia hanno mostrato i più gravi deficit in WMC.

puzzle: giochi per allenare la memoria

Strumenti compensativi per la memoria di lavoro

Per facilitare lo studio di bambini e ragazzi dislessici, uno dei vantaggi dell’utilizzo degli strumenti compensativi è anche quello di evitare un sovraccarico della memoria di lavoro.

Ecco i principali strumenti utili in questo senso per un bambino dislessico:

Nel caso della dislessia, gli audiolibri o la sintesi vocale hanno lo scopo di compensare la difficoltà di lettura attraverso l’utilizzo del canale uditivo per l’apprendimento.

Le mappe mentali e le mappe concettuali servono a facilitare il ripasso e l’esposizione orale di un argomento, evitando di tornare più e più volte sul testo scritto.

Nelle mappe, infatti, i contenuti scritti sono ridotti al minimo indispensabile (parole-chiave) e l’elaborazione delle informazioni è aiutata dalla presenza di immagini o dalla scelta di colori differenti per rappresentare concetti differenti.

Come allenare la memoria di lavoro nei bambini con DSA

La memoria di lavoro può essere allenata in modo efficace, per migliorare le prestazioni. Questo è ovviamente molto utile in ottica riabilitativa nei casi di DSA.

Per l’allenamento della memoria di lavoro ci sono diversi esercizi di potenziamento sviluppati a partire dai test utilizzati nella valutazione delle funzioni esecutive. Alcuni di questi esercizi sono diventati giochi multimediali, fruibili gratuitamente.

In particolare mi soffermo su due tipologie di esercizi, utilizzati anche in un contesto di potenziamento delle funzioni esecutive.

  • Lo Span di cifre: al bambino viene richiesto di memorizzare una sequenza di numeri.
  • Lo Span di somme. Si tratta del livello avanzato dell’esercizio precedente: sullo schermo compare sempre una sequenza di numeri e, una volta scomparsa, il bambino deve sommare le cifre apparse. In questo caso il compito è “doppio”: ricordare la sequenza di numeri (potenzia la memoria in genere, l’organizzazione in sequenza etc.) e calcolare a mente (in cui la mente manipola i dati, esercitando la memoria di lavoro).
  • PASAT (Paced Auditory Serial Addition Task) Una “variante” dello Span di somme, che consiste ancora una volta in una sequenza di addizioni. In realtà si tratta di un test per la valutazione dell’attenzione, sviluppato da Gronwell (1977). Tuttavia la specificità del compito implica anche l’esercizio della memoria di lavoro. Il compito consiste nel sommare ogni numero al precedente.
  • Memory. Il classico gioco del “Memory” è un’attività che ben si presa al raggiungimento di vari obiettivi formativi e materie scolastiche differenti. Mentre negli esercizi precedenti il bambino mette in gioco la sua conoscenza numerica, nel memory si esercita la memoria visiva e l’associazione di stimoli. Il compito consiste nel capovolgere carte uguali, scoprendo tutte le coppie. In base alla caratteristica delle cards, è possibile lavorare su più apprendimenti (lettura, lessico, tabelline etc.) e su diverse associazioni (un esempio di coppia potrebbe essere figura-parola, figura-sillaba iniziale e così via).

chiara auletta psicologa
Chiara Auletta

Psicologa, laureata in Psicologia dinamica, clinica e di comunità. Ha ricoperto il ruolo di referente presso sportello d’ascolto scolastico e si è formata come Tutor DSA.

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