I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono caratterizzati dalla compromissione delle abilità di lettura, scrittura e calcolo. Bambini e adolescenti hanno numerose difficoltà in queste aree, se non vengono supportati in modo efficace da strumenti compensativi e misure dispensative.

Tuttavia, l’apprendimento è un processo che non dipende soltanto dalla maturazione biologica. L’acquisizione e lo sviluppo delle abilità cognitive sono legate anche a fattori affettivi, relazionali e motivazionali: scopriamo insieme quali sono e le strategie migliori per potenziarli.

motivazione allo studio e dsa

La motivazione allo studio è una risorsa fondamentale in generale per i bambini e in particolare in caso di DSA.

Variabili psicologiche legate all’apprendimento

La motivazione è una delle più importanti variabili psicologiche che influenzano l’apprendimento, come sottolineato da Daniela Lucangeli, professore ordinario di psicologia dello sviluppo presso l’Università di Padova, uno dei massimi esperti in DSA.

Queste le variabili psicologiche legate all’apprendimento:

  • La motivazione (la spinta a raggiungere un determinato obiettivo).
  • Il senso di autoefficacia (la percezione soggettiva di riuscire a pianificare le azioni per raggiungere un obiettivo e di affrontare un compito con successo).
  • Le attribuzioni (i processi cognitivi attraverso cui gli individui attribuiscono le cause agli eventi).

In bambini con disturbi specifici dell’apprendimento che sperimentano difficoltà nel percorso scolastico possono esserci ricadute psicologiche negative. Per questo è importante supportare la motivazione del bambino e salvaguardare la sua autostima.

Tipi di motivazione

La motivazione, dicevamo, è la spinta a raggiungere un determinato obiettivo. Si possono distinguere due tipologie di motivazione:

  • Motivazione estrinseca, che punta molto sulla prestazione. Il bambino è spinto a “fare bene” per guadagnarsi il consenso sociale e dimostrare le proprie capacità agli altri.
  • Motivazione intrinseca, che riguarda maggiormente la padronanza di una conoscenza. Il bambino è motivato perché punta ad acquisire nuove competenze, per sentirsi efficace e per il piacere di apprendere.

La motivazione intrinseca è una forza che si “autoalimenta” ed influisce maggiormente e positivamente sul concetto di sé e sul senso di autoefficacia, mentre la motivazione estrinseca trova il suo rinforzo perlopiù nel bisogno di approvazione e di sentirsi all’altezza dei compagni (si veda Anderson Inmann, 1999).

Il tipo di motivazione influenza l’approccio allo studio: i bambini con una motivazione prevalentemente estrinseca sono orientati al successo, preferiscono compiti semplici per evitare difficoltà e insuccessi, cercano sfide ragionevoli e tendono a sentirsi meno responsabili del proprio apprendimento. Chi ha una motivazione maggiormente intrinseca è orientato al sapere e preferisce compiti che facciano progredire, anche se più complessi (come ben spiegato qui).

La motivazione è innata (dobbiamo solo incoraggiarla)

La motivazione sta alla base di tutti i comportamenti umani (si veda la teoria della motivazione di Berlyne). Fin dalla prima infanzia i bambini sono “naturalmente motivati” ad apprendere: sono istintivamente curiosi e desiderosi di conoscere il mondo che li circonda. Sta all’adulto di riferimento e al buon insegnante cogliere i maggiori oggetti di interesse del bambino e utilizzarli come base per l’apprendimento. Un’esperienza educativa efficace si costruisce sempre a partire dall’interesse del bambino.

Ciascuna fase evolutiva è caratterizzata da interessi e acquisizioni differenti: chi lavora nel campo dell’educazione, dovrebbe conoscere a fondo lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale del bambino, al fine di promuovere l’acquisizione dei compiti evolutivi specifici di quell’età.

L’apprendimento significativo è automotivato (come da studi di Rogers), per numerosi motivi. Innanzitutto si basa sull’esperienza diretta: la didattica non dovrebbe insistere unicamente sulla memorizzazione di nozioni, ma anche sul ragionamento e sulle abilità di problem solving, partendo da vissuti e problemi reali.

Come incoraggiare un bambino con DSA

Per un bambino con DSA memorizzare nozioni può essere complicato e faticoso: è per questo che è utile “agganciarle” ad esperienze reali, che il bambino sperimenta in prima persona.

Talvolta i bambini con DSA mostrano carenze nelle abilità di memorizzazione, mentre hanno spiccate doti osservative e di ragionamento logico, che possono essere evidenziate e rinforzate in esperienze di apprendimento significativo.

In secondo luogo, l’apprendimento significativo è capace di destare interessi vitali del bambino, in quanto egli ritrova il senso delle cose che apprende, perché le applica nella sua vita quotidiana. Infine, con l’apprendimento significativo i bambini sperimentano emozioni positive e si sentono protagonisti attivi: il sapere non è qualcosa di esterno, di “imposto”, ma è frutto di ragionamento individuale e di confronto.

Nel gruppo classe una strategia per aumentare la motivazione all’apprendimento risiede nel creare un buon clima di collaborazione e di scambio tra gli alunni: sollecitare la cooperazione piuttosto che la competizione, migliorare le relazioni tra i compagni e non minare l’autostima dei singoli, perché non esiste un ideale di perfezione da raggiungere.

Insuccesso scolastico e motivazione

I bambini con DSA sperimentano inizialmente numerosi insuccessi, a causa delle continue cadute nelle aree deficitarie. Queste esperienze negative possono minare l’autostima, la percezione di autoefficacia del bambino e, di conseguenza, anche la motivazione allo studio.

Genitori e insegnanti devono essere consapevoli delle ripercussioni emotive e delle conseguenze che questi insuccessi possono avere, maturando la capacità di sostenere i bambini incoraggiandoli. La motivazione è una leva forte per superare gli insuccessi.

I bambini con DSA, infatti, tendono ad arrendersi molto presto di fronte alle difficoltà (e ai compiti) per evitare la frustrazione dovuta all’errore.

Le reazioni all’insuccesso scolastico possono essere molteplici. La più “dannosa” è senza dubbio l’impotenza appresa, ovvero la convinzione da parte del bambino che qualunque sia il suo sforzo continuerà a fallire, perché prevale la sensazione di essere inefficace e incapace. Ne consegue una considerevole perdita di fiducia nelle proprie capacità, dunque una minore autostima.

Al contrario, il senso di autoefficacia influenza positivamente la motivazione allo studio, in quanto consiste nella consapevolezza e nella fiducia di poter raggiungere l’obiettivo prefissato. La pianificazione degli obiettivi da raggiungere è un elemento chiave da tenere in considerazione nell’organizzazione quotidiana dei compiti, e rientra negli aspetti metacognitivi.

È importante ricordare che l’apprendimento ha a che fare anche con il concetto di sé, valori e aspettative degli adulti e accettazione sociale. Per salvaguardare l’immagine di sé, i bambini potrebbero essere tentati a non impegnarsi abbastanza, ovvero a tirarsi indietro per il timore di fare brutta figura davanti ai compagni oppure di essere deriso e giudicato incapace (Dunn e Shapiro 1999).

Strategie per aumentare la motivazione allo studio

Vediamo tre punti importanti su cui lavorare per rafforzare la motivazione allo studio in bambini con DSA. Sono aspetti chiave su cui genitori e insegnanti che accompagnano il percorso didattico del bambino possono attivare risorse che saranno di grande aiuto.

Il senso di autoefficacia

Abbiamo visto come il senso di autoefficacia è una variabile psicologica chiave nell’apprendimento, è importante quindi stimolarlo durante il percorso di studi del bambino.

Un valido suggerimento per aumentare il senso di autoefficacia del bambino è sicuramente applicare il criterio della gradualità: invitiamo i bambini a sperimentare le difficoltà gradualmente, aumentando a poco a poco la complessità dei compiti e delle attività di potenziamento che andiamo a presentare; in questo modo, il bambino si confronterà inizialmente con esercizi e attività che sarà in grado di gestire con successo, sperimentando appunto il senso di autoefficacia.

In questo è molto importante che vengano calibrate correttamente le misure dispensative, esonerando il bambino da compiti in cui il DSA rappresenta un ostacolo insormontabile ma senza privarlo di occasioni in cui mettersi alla prova.

A lungo andare, il bambino sperimenta e ritrova la fiducia nelle proprie capacità, diviene consapevole delle proprie risorse e mette in atto strategie di apprendimento efficaci.

La didattica metacognitiva

I DSA, come abbiamo visto, hanno a che fare con le varie abilità cognitive, per cui ad esempio la dislessia rende difficoltoso imparare a leggere, la discalculia a contare, disgrafia e disortografia a scrivere.

Questi disturbi non compromettono assolutamente l’efficienza degli aspetti metacognitivi, ovvero quelli che riguardano la capacità del bambino di riflettere su di sé e di essere consapevole circa il proprio funzionamento cognitivo.

La metacognizione è un punto di forza per bambini e adolescenti con DSA, perché permette loro di ricercare e mettere in pratica le proprie risorse, al fine di trovare il metodo di studio personalizzato e più adatto a sé.

Grazie alla scoperta delle proprie risorse, il bambino può sperimentarsi finalmente efficace e capace di eseguire un compito, superando le difficoltà e divenendo man mano sempre più autonomo. La soddisfazione personale per aver eseguito correttamente un compito, contando principalmente sulle proprie strategie e risorse, agisce come rinforzo, sollecitando la motivazione ad apprendere.

Il valore educativo dell’errore

Un altro modo per sollecitare l’autostima del bambino, che a sua volta influenza la motivazione allo studio, è riconsiderare il valore educativo dell’errore.

Tutti i bambini hanno il diritto di sbagliare: l’errore non deve essere interpretato come una regressione o come indice di scarsa capacità del bambino. Al contrario l’errore è da considerare come una possibilità in più per imparare, un’occasione di riflessione su di sé e sul proprio metodo, nonché un’opportunità di crescita sia per il bambino sia per l’insegnante.

Dagli errori c’è sempre qualcosa da imparare e nulla va sprecato!

chiara auletta psicologa
Chiara Auletta

Psicologa, laureata in Psicologia dinamica, clinica e di comunità. Ha ricoperto il ruolo di referente presso sportello d’ascolto scolastico e si è formata come Tutor DSA.

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