L’ADHD (Disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività) è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla difficoltà a mantenere l’attenzione, eccessiva attività e impulsività. Viene identificato alla scuola primaria, quando il deficit di attenzione è più evidente. Già in età prescolare, tuttavia, è possibile rilevare i primi segnali di iperattività.

L’ADHD rientra nei Bisogni educativi speciali (BES), in quanto tale la scuola è chiamata a mettere in atto le direttive del MIUR, per favorire l’inclusione.

cosa fare per ADHD

Abbiamo già parlato di cos’è l’ADHD, in questo articolo parliamo di cosa fare, illustrando alcune strategie per gestire al meglio l’ADHD e i cosiddetti “comportamenti-problema”.

Cosa sono i “comportamenti-problema” e come affrontarli

I “comportamenti-problema”, che i bambini con ADHD possono manifestare, sono caratterizzati da atteggiamento oppositivo o sfidante nei confronti delle figure adulte.

Spesso possono sfociare in scoppi d’ira e attacchi aggressivi, difficili da gestire.

Un comportamento si può definire problematico quando rispecchia tre criteri:

  • Provoca un danno a se stesso o agli altri.
  • Rappresenta un ostacolo allo sviluppo del comportamento e della relazione.
  • Provoca uno stigma sociale.

Per valutare e affrontare efficacemente i “comportamenti problema” occorre osservarli accuratamente e “registrare” in quali occasioni particolari essi si verificano.

Inoltre bisogna prestare attenzione a frequenza, intensità e durata di tali comportamenti .

È fondamentale riconoscere l’evento scatenante la crisi di rabbia. La causa è il fatto antecedente il comportamento-problema in base ad un approccio cognitivo-comportamentale. Soltanto dopo aver compreso e agito sulla causa, saremo in grado di modificare il comportamento.

Talvolta, i comportamenti-problema e quelli associaci al disturbo ossessivo provocatorio (DOP) sono legati a una minore capacità di tollerare la frustrazione.

Inoltre, i bambini con ADHD non rispettano le regole semplicemente perché dimenticano le istruzioni complete (per disattenzione) o perché hanno difficoltà ad inibire certi comportamenti.

Spesso è difficile distinguere un atteggiamento ribelle e non conforme alle regole dalle caratteristiche specifiche dell’ADHD.

ADHD: come intervenire

A causa di queste problematiche comportamentali, il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività ha forti ripercussioni nella relazione con i genitori.

Per tale ragione l’intervento più idoneo avrà un approccio integrato e multimodale, includendo un parent training.

Ogni intervento terapeutico per i bambini con ADHD va personalizzato, preceduto da accurata valutazione clinica e costantemente monitorato. Deve coinvolgere la rete di professionisti e di persone significative che fanno parte della vita del bambino.

Partent training per genitori di bambini ADHD

Oltre agli interventi diretti ai bambini, gli esperti suggeriscono un “parent training”, percorsi specifici guidati da uno psicologo, finalizzati ad aiutare i genitori a gestire i comportamenti problema e le difficoltà correlate all’ADHD.

Anche la formazione e il coinvolgimento degli insegnanti sono parte integranti dell’intervento con i bambini ADHD.

A tal scopo gli esperti hanno redatto guide specifiche per gli insegnanti, che si focalizzano sulla gestione dell’iperattività nel setting scolastico (Gordon e Asher 1994, Di Pietro, Bassi & Filoramo, 2001, Cornoldi, De Meo, Offredi & Vio, 2001).

Pianificazione dello studio con i bambini ADHD

Organizzare correttamente lo spazio e le tempistiche dei compiti è molto importante per tutti i bambini, a maggior ragione in caso di disturbo ADHD, che richiede particolari attenzioni, visto che il deficit d’attenzione rende particolarmente faticoso studiare.

Naturalmente sono validi tutti i suggerimenti proposti nell’articolo sulla pianificazione efficace dello studio.

Vediamo ora qualche strategia in più per organizzare i compiti dei bambini con ADHD.

L’organizzazione dello spazio e dei tempi di studio

Una buona organizzazione dei luoghi e tempi specificamente dedicati ai compiti è molto importante per bambini con ADHD. Ecco qualche punto:

  • Creare una routine. Essi devono essere stabili nel tempo, di modo tale da mantenere una routine quotidiana.
  • Eliminare distrazioni. Predisporre un ambiente privo di elementi di disturbo a livello uditivo e visivo, i cosiddetti “distrattori”: tv o radio accesi, cellulari che squillano, fratelli o sorelle minori che possono interrompere e distrarre, rumori, via vai di persone nella stanza etc.
  • Scandire i tempi con pause. Si sconsiglia di fare una “full immersion” nei compiti, dedicando l’intero pomeriggio allo studio. Considerate che i tempi di attenzione sono significativamente più bassi in caso di ADHD, per cui è importante scandire le attività con molte pause. Suddividere il pomeriggio in “porzioni” di tempo, aiuta a non sovraccaricare i bambini, migliorando la loro prestazione.
  • Dividere gli spazi. Coinvolgere i bambini nell’organizzazione di uno “spazio-gioco” e di uno “spazio-studio”, di modo tale da distinguere (anche visivamente) i due momenti: il primo luogo sarà a uso esclusivo del bambino, dove potrà rilassarsi, muoversi come vuole e svolgere attività ludiche; mentre il secondo luogo sarà più “neutro”, con regole e obiettivi ben precisi.

La gestione del tempo: agenda visiva e altre strategie

Un utile strumento di supporto per la gestione del tempo per bambini con ADHD è l’agenda visiva: affiancata da un timer, fornisce un supporto visivo della scansione del tempo, suddividendo un’ora in tre sessioni di studio alternate da due pause.

La scansione del tempo ovviamente è flessibile in base alle necessità dei singoli bambini. L’agenda visiva può essere creata insieme al bambino ed essere personalizzata. Si presenta come una sorta di “fumetto”, in cui ogni sessione di studio e di pausa è rappresentata da una vignetta.

I bambini devono avere ben chiaro “cose devono fare”. Perciò è bene utilizzare un diario o un planning per avere sempre presente l’organizzazione settimanale e giornaliera dei compiti.

Questo sistema aiuta i bambini a comprendere a quale materia dare priorità. Solitamente si consiglia di incominciare dalla materia più difficile per il bambino ADHD, perché richiede maggior energia mentale e attenzione.

Un altro suggerimento per gestire il tempo in modo efficace è intervallare più argomenti in modo regolare. Si sconsiglia di dedicare un intero pomeriggio esclusivamente alla matematica o all’italiano, ma variare il più possibile la tipologia degli esercizi. Se prolunghiamo troppo l’attenzione del bambino su un solo argomento, prima o poi la sposterà. Al contrario, con questo sistema (alternando esercizi di italiano ed esercizi di matematica) siamo noi a potenziare la sua attenzione attraverso lo “shift” (spostamento).

Suddividere il compito in vari step

Alcuni compiti in particolare risultano complicati per i bambini con diagnosi di DSA o ADHD. In questi casi si suggerisce di suddividere il compito in piccoli “step” e andare per gradi: si parte da un livello più semplice aumentando a poco a poco la difficoltà.

Anche un problema di matematica o di geometria, talvolta richiede una semplificazione del testo, perché occorrono più passaggi mentali e operazioni aritmetiche insieme. Per non sovraccaricare di informazioni, è molto importante eliminare il superfluo e concentrarsi sui dati essenziali. Dopodiché il problema si suddivide in tanti “piccoli problemi” di cui la risoluzione richieda una sola operazione per volta.

Suddividiamo un compito complesso in tanti piccoli esercizi più semplici e raggiungiamo obiettivi parziali, fino a raggiungere l’obiettivo più grande. In questo modo anche i bambini potranno beneficiare dei piccoli progressi ottenuti e alimentare la loro motivazione ad andare avanti.

La meta finale sarà ancora più “allettante” per il bambino se stabiliamo un “premio” o una ricompensa (intesa come giocare, andare al parco, fare insieme una pizza…).

Premiare, non punire

Quando DSA e ADHD sono accompagnati da “comportamenti problema”, è bene chiarire che non ci troviamo di fronte ad un bambino “scostumato”.

I “comportamenti-problema” non sono altro che l’espressione di un disagio che il bambino non riesce a verbalizzare in maniera adeguata. In verità, i bambini con queste difficoltà specifiche non aspettano altro che la conferma o l’incoraggiamento degli adulti che lo circondano.

Perciò è sempre meglio gratificare e premiare gli sforzi del bambino, piuttosto che punire i comportamenti errati.

La punizione genera altra frustrazione, ma non modifica il comportamento; mentre una ricompensa a fine compito (ad esempio giocare con il bambino o fare un’attività piacevole) motiva allo studio e migliora l’autostima dei bambini.

chiara auletta psicologa
Chiara Auletta

Psicologa, laureata in Psicologia dinamica, clinica e di comunità. Ha ricoperto il ruolo di referente presso sportello d’ascolto scolastico e si è formata come Tutor DSA.

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