BES e DSA possono sembrare sigle anonime: molti sono abituati a sentirli nominare in ambito scolastico senza effettivamente sapere di cosa si tratta.

Impariamo a conoscere cosa sono i bisogni educativi speciali (BES), che rappresentano una macrocategoria pedagogica a cui appartengono anche i DSA.

bes e dsa

Non è semplice orientarsi in un mare d’informazioni circa BES e DSA, andando oltre la mera definizione.

Molto importante per genitori e persone coinvolte nella fase evolutiva di un bambino con bisogni particolari è capire cosa possono fare le famiglie e gli insegnanti per aiutare il bambino in questa fase di apprendimento ad affrontare le sfide quotidiane, per vivere il periodo scolastico in modo adeguato, in relazione alle proprie capacità. C’è poi da capire anche dal punto di vista legislativo quali sono i diritti di bambini con BES e con DSA e quali strumenti compensativi e misure dispensative possono esser messi in atto.

Specialmente nel mondo della scuola c’è un grande bisogno di sviluppare una visione quanto più inclusiva possibile, favorendo una formazione che sia basata sulle reali esigenze del singolo alunno.

BES: cosa sono i bisogni educativi speciali

I bisogni educativi speciali riguardano quegli alunni che hanno un bisogno di attenzioni mirate al loro apprendimento.

I BES possono essere legati a varie cause: le macro aree che distinguiamo sono tre:

  • Disturbo di tipo evolutivo (DSA e ADHD).
  • Disabilità.
  • Svantaggio socioculturale.

Qualsiasi alunno potrebbe, per motivi di diversa natura, necessitare di bisogni educativi speciali, a cui la scuola e la famiglia devono rispondere in modo ottimale agendo in un’ottica che sia quanto più inclusiva possibile.

Per venire incontro agli studenti con bisogni educativi speciali, è importante creare dei piani di studio che siano personalizzati, cioè che mirino alle peculiarità del singolo studente ed individualizzati, che aiutino lo studente a recuperare e consolidare le capacità con attività specifiche.

La differenza tra BES e DSA

Abbiamo definito cosa sono i BES: dei bisogni speciali che si manifestano quando l’alunno vive un momento di disagio che richiede particolari attenzioni educative.

Possiamo dire che i BES sono una macrocategoria che include una molteplicità di possibili difficoltà che i bambini possono avere nell’età evolutiva, tali da richiedere attenzioni speciali pedagogiche.

I DSA invece sono disturbi specifici, di origine neurobiologica. I DSA rientrano tra i BES, insieme a bisogni che hanno tutt’altra causa (dai fattori socioculturali alla disabilità). Quindi i DSA sono una sotto categoria rispetto ai Bisogni educativi speciali.

Cosa sono i DSA

I disturbi specifici dell’apprendimento sono una categoria di disturbi che riguardano la sfera neurobiologica. Tra i DSA sono compresi la disgrafia, la discalculia, la dislessia e la disortografia, si tratta di difficoltà specifiche su una funzione.

Un bambino con DSA prova difficoltà sostanziali mentre scrive, legge o prova a fare dei calcoli, a seconda del tipo di disturbo che ha. Tutte abilità alla base di tutte le attività didattiche della vita di uno studente, che hanno ripercussioni sul rendimento scolastico.

La causa dei DSA è neurobiologica, mentre i BES possono essere dovuti a condizioni socioculturali o comunque a cause esterne al bambino.

La sostanziale differenza tra BES e DSA dunque risiede nel fatto che i bisogni educativi speciali non conducono necessariamente ad una diagnosi, quindi non è un fenomeno prettamente legato a un disturbo, a differenza di quanto avviene per i disturbi specifici dell’apprendimento.

Diagnosi e legislazione riguardo a BES e DSA

Non sempre il sistema scolastico italiano ha mostrato attenzione verso bisogni educativi speciali, negli anni passati la gran parte dei DSA non sono stati diagnosticati. Solo negli ultimi anni la legislazione ha fatto passi avanti per il riconoscimento, la tutela, la diagnosi e la prevenzione di BES e DSA.

Di fondamentale importanza a livello normativo rispetto ai DSA è stata la Legge nr.170 8.10.2010, che riconosce i disturbi specifici di apprendimento, specificando le linee guida per una didattica che favorisca il successo scolastico di tutti gli alunni, adottando ogni misura necessaria affinché questo avvenga.

Gli insegnanti in particolare hanno l’importante compito di prevenire le situazioni a rischio per quanto possibile, di riconoscere i campanelli d’allarme che possano indicare un possibile DSA.

Ci sono alcuni sintomi caratteristici che permettono di sospettare un disturbo d’apprendimento e attivare l’iter diagnostico:

Quando si parla di DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) è importante che venga elaborata una diagnosi. Per richiederla i genitori devono rivolgersi a centri specializzati che siano riconosciuti e convenzionati.

Attraverso una visita neurologica bisogna verificare che effettivamente nel bambino non siano presenti alcune tipologie di deficit, come problemi di vista o di udito. Appurato che il bambino abbia un quoziente intellettivo nella media e assicurandosi che abbia avuto tutte le possibilità adeguate di accesso all’apprendimento, si passa ad esaminare i sintomi più evidenti e si effettuano test specifici.

Per quanto riguarda i bisogni educativi speciali invece non necessariamente c’è necessità di diagnosi, l’iter diagnostico riguarda solo casistiche peculiari di BES (quali DSA o disabilità riconosciuta).

In ogni caso quando si riscontra un alunno con un BES è compito dei docenti attivarsi per garantire tutti gli interventi educativi necessari e realizzare un PDP, cioè un piano didattico personalizzato, che dia all’alunno la possibilità di raggiungere tutti gli obiettivi di apprendimento.

Esami di stato e BES

L’Ordinanza Ministeriale sugli esami di stato dedica un articolo ai BES e DSA: per i DSA con diagnosi si prevedono misure dispensative, mentre per i BES non certificati si attivano misure compensative, volte a permettere al bambino di affrontare le prove in modo sereno, senza comprometterne la loro validità.

Citazione dall’ordinanza 252 del 2016

“In ogni caso, per tali alunni, non è prevista alcuna misura dispensativa in sede di esame, mentre è possibile concedere strumenti compensativi, in analogia a quanto previsto per alunni e studenti con DSA, solo nel caso in cui siano già stati impiegati per le verifiche in corso d’anno o comunque siano ritenuti funzionali allo svolgimento dell’esame senza che venga pregiudicata la validità delle prove scritte”.

bambini a scuola

Bes e Dsa: strumenti compensativi e strategie

Quando a scuola c’è un alunno con un BES è importante chiedersi come si può lavorare e in particolare quali sono i principali strumenti e strategie di apprendimento affinché si possano ottenere dei buoni risultati.

Per aiutare l’alunno non è tanto utile ripetere un determinato esercizio innumerevoli volte o aumentare la quantità di tempo da dedicare alla lettura e alla scrittura.

Piuttosto è opportuno adoperare tutti gli strumenti compensativi e le misure dispensative, che possano essere d’aiuto nella quotidianità dell’alunno, affinché riesca in base alle sue competenze, a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Strumenti e strategie variano in relazione ai bisogni del singolo alunno, è importante conoscere quale tipo di disturbo o difficoltà presenta ogni bambino con un BES.

Strumenti compensativi

Gli strumenti compensativi per i BES sono descritti nell’art.5 della Legge nr.170 8.10.2010, servono per facilitare alcuni compiti che un bambino con BES e DSA non riesce a portare a termine in autonomia. Oltre a questo riescono ad infondere sicurezza e autostima nell’alunno che, servendosi di questi strumenti, impara che può superare la paura di non riuscire a portare a termine un compito assegnato.

Esistono numerosi strumenti compensativi, volti a favorire la visualizzazione dei concetti da apprendere, che possono variare in base alla disciplina:

  • Le tabelle, possono rappresentare sia un ottimo metodo per visualizzare le lettere dell’alfabeto, sia per la linea del tempo, le sillabe o per ricordare come si svolgono le operazioni matematiche.
  • Il registratore è molto utile per registrare e riascoltare le spiegazioni delle lezioni.
  • Le mappe concettuali, per aiutare a comprendere concetti molto complessi ed aiutare l’alunno ad acquisire la capacità di sintesi e per memorizzare meglio le informazioni in vista di un’interrogazione.
  • Gli schemi, i testi digitali, gli editor di testi, il computer, il tablet e tutti gli strumenti che con programmi di videoscrittura aiutano a creare dei testi più leggibili, permettono di elaborare l’apprendimento attraverso suoni ed immagini.
  • La calcolatrice.
  • Gli audio libri e i sintetizzatori vocali.
  • La smartpen, un dispositivo che, attraverso una telecamera, permette di “trasmettere” digitalmente, ciò che si scrive su un foglio cartaceo.

Misure dispensative per i bes

Per quanto riguarda le misure compensative sono state riconosciute da una circolare del MIUR, rif legislativo prov n. 4099/A/4 del 5/10/2004 e servono, appunto, per dispensare l’alunno da particolari compiti che a causa delle sue difficoltà risulterebbero gravosi. Ad esempio:

  • La lettura ad alta voce e la lettura veloce.
  • Il dettato.
  • L’uso del vocabolario.
  • Lo studio mnemonico delle tabelline.
  • Lo studio della lingua straniera in forma scritta.
  • La programmazione delle interrogazioni.
  • La valutazione nelle prove scritte e orali in quelle modalità in cui si guardi al contenuto più che alla forma.

Grazie a queste strategie e misure, la scuola riesce a garantire una formazione inclusiva e una didattica che si adatta ai bisogni del singolo alunno, oltre che fornire gli strumenti a tutti gli alunni, per avere uguali possibilità di successo scolastico.

gloria pichierri pedagogista
Gloria Pichierri

Pedagogista, laureata in pedagogia dell’infanzia e in progettazione e gestione dei processi formativi.

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