La dislessia evolutiva, il disturbo dell’apprendimento che riguarda la lettura, può appesantire molto il percorso scolastico e in particolare i compiti a casa.

Bambini e ragazzi con dislessia necessitano di strumenti e metodologie particolari per studiare, che possono compensare le difficoltà nella lettura. Questi ausili possono prevenire atteggiamenti negativi dovuti alla frustrazione, come il rifiuto verso i compiti e lo studio.

fare i compiti con dislessia

Scopriamo quali strategie possono mettere in campo i genitori per aiutare nei compiti il bambino.

Il tutor DSA nell’affiancamento durante i compiti

Affiancare i bambini nello studio pomeridiano è un’attività che coinvolge in genere almeno una persona della famiglia, a maggior ragione in caso di DSA serve una persona adulta che segua il bambino o ragazzo nei compiti.

Chi affianca il proprio figlio fa fronte quotidianamente a diverse problematiche: il rifiuto dei compiti, l’evitamento della scuola, la frustrazione, la rabbia, la disattenzione.

In questo entra in gioco persino la conflittualità che talvolta emerge nel rapporto genitore-figlio.

Per tali ragioni sono emerse nuove figure professionali in ambito educativo-pedagogico, come il Tutor DSA. Tale figura ha una formazione specifica rispetto all’apprendimento e delle metodologie didattiche destinate agli alunni con DSA e può essere un punto di riferimento importante per aiutare i ragazzi dislessici nello studiare a casa.

Dislessia: quali difficoltà nei compiti

Per aiutare un bambino dislessico è importante prima di tutto capire quali fatiche incontra nell’attività dei compiti.

Partiamo innanzitutto dalle difficoltà oggettive dovute alla diagnosi di dislessia.

La lettura è un abilità fondamentale per affrontare lo studio di molte materie scolastiche, soprattutto quelle umanistiche e orali. Potremmo dire che l’attività di lettura è una “porta di accesso” di tutti gli apprendimenti del bambino.

I ragazzi dislessici hanno una compromissione dell’abilità di lettura, pertanto sperimentano numerose difficoltà nel corso dei compiti e nello studio in generale.

Conseguenze della difficoltà di lettura

Le frequenti cadute nella lettura, spingono spesso il bambino dislessico ad abbandonare l’attività.

La lettura è anche la via di accesso per l’apprendimento di molti vocaboli nuovi: nel caso della dislessia, questo stimolo viene a mancare. Di conseguenza, i ragazzi dislessici potrebbero avere una minore padronanza del linguaggio e dunque “cadere” anche nelle materie scolastiche che richiedono un’esposizione orale più articolata.

Le difficoltà nella lettura producono un “effetto a cascata” su numerose altre materie e attività scolastiche, scoraggiando e demotivando i ragazzi, fino ad avere ricadute psicologiche.

Ripercussioni emotive delle difficoltà nello studio

Tutte le difficoltà oggettive che il bambino sperimenta nel corso della sua esperienza scolastica hanno delle ripercussioni sull’emotività e sul carattere del bambino.

Di conseguenza, tali ripercussioni emotive influenzano a loro volta l’esperienza scolastica e l’atteggiamento nei confronti dello studio, dando vita ad un circolo vizioso di fattori negativi.

Per i motivi affrontati in precedenza, l’alunno dislessico talvolta si percepisce come incapace, non in grado di svolgere le attività come gli altri; la sua esperienza gli dice che è costretto a fare un “doppio lavoro”, uno sforzo immane, per stare al passo con gli altri.

Non si sente all’altezza dei compagni, ha timore di deludere le aspettative di insegnanti e genitori; si mostra insicuro, perché ha molte esperienze “fallimentari” alle spalle.

Infine, l’alunno dislessico appare, almeno inizialmente, non autonomo nello svolgimento dei compiti: ha sempre bisogno di una persona che “compensi” i suoi deficit in lettura, qualcuno che legga al suo posto.

Perciò lo studio non sempre si svolge in maniera tranquilla e serena. I bambini hanno bisogno di essere spronati anche soltanto per iniziare i compiti e devono essere guidati passo dopo passo. Tuttavia non va rinforzato tale legame di “dipendenza” dalle figure adulte: qualsiasi percorso di affiancamento (specializzato o meno) deve avere come obiettivo perseguire l’autonomia degli studenti.

Strategie per affrontare lo studio e i compiti a casa

L’idea prevalente in alcuni genitori e insegnanti è che tutto ruoti intorno ai compiti: il focus è sul riuscire a terminare, completare. La questione invece è differente.

I compiti non sono la cosa più importante.

Se la funzione di chi affianca il bambino dislessico è portarlo completare i compiti, ci focalizziamo soltanto sulla prestazione, mentre dovremmo considerare il processo di apprendimento.

In che modo apprende meglio il bambino? Riflettere e capire “come” l’alunno svolge un dato compito, ci consente anche di aiutarlo a procedere da solo.

Se al contrario prestiamo attenzione soltanto al completamento dell’esercizio, assistiamo a momenti in cui lo studente è passivo: da solo non riesce e si affiderà totalmente a chi si affianca. Senza dubbio si arriverà ad un momento morto, in cui il bambino si limita ad attendere la soluzione dell’adulto.

Mai sostituirsi al bambino, perché questo va a rafforzare la sua percezione di incapacità. Aiutare “troppo”, servire immediatamente la soluzione, crea alla lunga dei problemi, perché va a minare l’autonomia dello studente.

Il tutoraggio, ma anche l’affiancamento di un genitore, è finalizzato sempre ad acquisire autonomia. Meglio che il bambino sbagli da solo (per poi lavorare sull’errore) piuttosto che sostituirci a lui e far in modo che penda dalle nostre labbra per avere subito la soluzione dell’esercizio.

Gli strumenti compensativi per la dislessia

Come sappiamo, gli alunni con certificazione DSA hanno in dotazione appositi strumenti compensativi, volti appunto a compensare il deficit di lettura.

In questo caso, gli strumenti più idonei ai bambini dislessici sono:

  • le tracce audio degli esercizi,
  • la sintesi vocale,
  • gli audiolibri.

Gli strumenti compensativi hanno un ruolo importante nell’incoraggiare il bambino a “fare da solo”.

Non è più l’adulto che legge per lui, ma è disponibile un dispositivo apposito e semplice da utilizzare. Dopo aver introdotto tali strumenti e aver insegnato al bambino il loro funzionamento, man mano egli diventerà sempre più “esperto” di tali strumenti.

Una volta acquisita la padronanza da questo punto di vista, il bambino sarà in grado di fare i compiti da solo e arginare gli ostacoli oggettivi dovuto alla dislessia.

Tale abilità naturalmente lo conduce ad una migliore percezione di sé e della sua autoefficacia, con un’importante ripresa dell’autostima. Infine, ne gioveranno anche l’atteggiamento verso la scuola e la motivazione allo studio.

Per approfondire la conoscenza degli strumenti compensativi adatti a bambini dislessici, ti consigliamo l’articolo dedicato.

Organizzare lo studio a casa

Un altro aspetto importante da tener presente per facilitare lo svolgimento dei compiti è l’organizzazione dello studio.

E’ opportuno che il bambino pianifichi attentamente le sue attività quotidiane e che abbia a portata di mano il suo planning e i materiali didattici di supporto.

Il bambino deve avere a disposizione tutti gli strumenti compensativi che utilizza a scuola anche a casa, in modo tale da orientarsi autonomamente.

La scelta di tali strumenti dev’essere personalizzata e concordata con i diretti interessati. Non tutti gli strumenti compensativi per la dislessia sono adatti a tutti i bambini dislessici. Ognuno ha le sue preferenze e le sue modalità di apprendimento.

In considerazione del fatto che nel caso della dislessia sono preclusi proprio quei canali basati sulla letto-scrittura, potremmo ipotizzare che gli stili di apprendimento dei bambini dislessici saranno per lo più “cinestesico”, “uditivo” e “visivo non verbale”.

Approccio metacognitivo

A tal proposito, è opportuno favorire un approccio metacognitivo allo studio, ovvero rendere i bambini sempre più consapevoli del proprio “stile” cognitivo e di apprendimento.

L’approccio metacognitivo è molto vantaggioso non soltanto a scuola, ma anche nell’affiancamento a casa, dove l’attenzione è individuale e centrata sul bambino e le sue modalità.

Chi affianca lo studente dislessico dovrebbe essere in grado di cogliere tali caratteristiche nel bambino e modularsi nelle spiegazioni in base a queste.

I compiti come esperienza pratica

Il più delle volte i compiti vengono percepiti come un’attività noiosa e “meccanica”. Si pensa poco alla loro utilità pratica e all’aspetto di potenziamento insito negli esercizi assegnati.

Per favorire la motivazione allo studio e gli apprendimenti, non basta “finire i compiti”. L’obiettivo è far sì che i ragazzi dislessici siano attratti dalla materia scolastica e motivati ad apprendere un dato argomento.

L’apprendimento deve essere un’esperienza significativa per i ragazzi.

L’argomento va contestualizzato e inserito in una cornice di senso: perché è importante imparare questo argomento? a cosa mi serve per il futuro? qual è il collegamento con la mia vita reale attuale?

Esempi pratici possono tornare utili in questo frangente, laddove la materia si presta.

In caso contrario, si farà leva maggiormente sull’approccio metacognitivo e sul richiamo alle mappe concettuali e mentali, realizzate dall’alunno stesso.

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Chiara Auletta

Psicologa, laureata in Psicologia dinamica, clinica e di comunità. Ha ricoperto il ruolo di referente presso sportello d’ascolto scolastico e si è formata come Tutor DSA.

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