Non è sempre facile per un bambino fare i conti con un disturbo dell’apprendimento, che comporta inevitabili fatiche durante il percorso scolastico e differenze rispetto ai compagni di classe coetanei.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono caratteristiche neurobiologiche dell’individuo. Fanno parte del proprio patrimonio genetico e innato. Per via della compensazione i loro effetti possono modificarsi con il tempo, ma non spariscono del tutto.

ricadute psicologiche dei dsa

Vediamo in che modo i DSA possono influenzare gli aspetti psicologici e comportamentali dei bambini e soprattutto come prevenire ricadute negative di questi disturbi.

Quali sono le ricadute psicologiche dei DSA

La scuola non è soltanto un luogo di apprendimento e di studio, ma anche un luogo di relazioni. Si tratta del primo contesto sociale dei bambini, al di fuori della famiglia.

Qui bambini e ragazzi mettono in pratica competenze emotive e sociali, oltre a quelle cognitive. Inoltre, iniziano a strutturare quella che sarà la propria identità sociale.

Tuttavia con l’ingresso alla scuola primaria, le richieste da parte del mondo esterno aumentano e i compiti evolutivi diventano più complessi.

Leggere, scrivere e fare di conto sono le nuove conquiste dei bambini. Sperimentare difficoltà e insuccessi in questi ambiti di apprendimento, provoca nei bambini ricadute psicologiche importanti:

  • Bassa autostima
  • Scarso senso di autoefficacia
  • Scoraggiamento e insicurezza
  • Frustrazione
  • Rinuncia ed evitamento delle attività scolastiche
  • Minor adattamento sociale ed emotivo

Esperienze negative, come l’insuccesso scolastico, vanno ad intaccare l’autostima del bambino proprio nella fase in cui la personalità va a strutturarsi.

Il rischio è che tali effetti possano perdurare nel tempo ed espandersi anche agli altri ambiti sociali.

I bambini potrebbero sperimentarsi incapaci e fallaci anche in contesti diversi dalla scuola.

Tali sentimenti negativi verso di sé possono sfociare, nel peggiore dei casi, in veri e propri stati depressivi e ansia scolastica.

bambino emotivamente triste

Come evitare gli effetti psicologici negativi dei DSA

Per evitare ricadute psicologiche dovute agli insuccessi scolastici e alle difficoltà conseguenti al DSA ci sono varie strategie, a cominciare da una diagnosi precoce.

L’importanza di una diagnosi tempestiva

Numerosi studi longitudinali hanno dimostrato che un riconoscimento tempestivo dei segnali di DSA e una diagnosi precoce sono fattori che influenzano positivamente lo sviluppo emotivo e l’evoluzione del disturbo (Byrne et al., 2000; Morris et al., 2000, Schneider et al., 2000;
Vadasy et al., 2000
).

Riconoscere “in tempo” i DSA velocizza i tempi per la messa in atto di strategie di compensazione e interventi di potenziamento.

Rispetto al riconoscimento possiamo approfondire ogni singolo DSA:

Dopo aver identificato segnali che fanno pensare al disturbo d’apprendimento bisogna rivolgersi a uno specialista per una diagnosi clinica, che possa eventualmente certificarlo.

La certificazione diagnostica consente la stesura e l’applicazione del Piano Didattico Personalizzato fin dalla scuola primaria. Il PDP è un documento ufficiale, nel quale sono indicate le misure compensative, gli strumenti compensativi, obiettivi didattici e criteri di valutazione.

Ciascun PDP, come si evince dal nome, deve essere “personalizzato”, ovvero deve tener conto delle peculiarità del singolo alunno, considerando punti di forza e risorse personali, oltre a limiti e difficoltà.

Evitare che i bambini siano “etichettati” o stigmatizzati

Quando non si ha una piena conoscenza dei DSA, i bambini sono maggiormente soggetti a svalutazioni da parte dei coetanei e di adulti “non informati”.

Onde evitare la stigmatizzazione dei bambini con DSA, è opportuno spiegare alla classe cosa sono i DSA e introdurre gli strumenti compensativi, chiarendo espressamente la loro funzione.

Essi non devono essere percepiti come “vantaggi” o “agevolazioni” nei confronti dell’alunno con DSA, ma come strumenti in grado di mettere tutti “alla pari”. Il loro scopo è garantire il diritto allo studio e la valutazione equa delle proprie capacità, a prescindere dalla presenza di DSA.

Lavorare sul clima e sulle relazioni nel gruppo-classe

Per quanto riguarda il clima all’interno della classe, si consiglia pur sempre di incoraggiare la cooperazione, piuttosto che la competizione tra i compagni.

Strategie didattiche basate sul cooperative learning (apprendimento cooperativo) sono utili a tale scopo. Infatti, favoriscono la collaborazione, il sostegno reciproco, il confronto costruttivo e mettono in risalto le risorse individuali (anche quelle degli alunni con DSA).

Gli alunni con DSA sanno bene cosa voglia dire “apprendere dall’esperienza“: apprezzeranno maggiormente una didattica laboratoriale, fondata sulla “pratica” e che favorisca la partecipazione attiva.

Una migliore qualità delle relazioni tra compagni di classe favorisce il senso di appartenenza, l’inclusione scolastisca e il benessere individuale degli alunni.

Promuovere un approccio alle risorse

Un altro punto importante da sottolineare è il focus sulle risorse degli alunni con DSA.

Ciò non significa negare il disturbo e le difficoltà che ne conseguono. Si tratta di trovare insieme ai bambini un’opportunità di crescita. I DSA sono indubbiamente un ostacolo all’apprendimento, ma oltre a comprendere tali difficoltà, è bene trasmettere anche l’idea che esse non siano insormontabili.

Ad ogni risultato non raggiunto corrisponde uno scoglio da superare. Per ogni difficoltà che emerge esiste uno strumento compensativo o una strategia di apprendimento che possiamo applicare insieme al bambino.

Saranno proprio le caratteristiche soggettive del bambino (punti di forza, risorse, interessi, motivazioni etc.) che guideranno la scelta di tali strumenti e strategie.

Legislazione e dimensione psicologica e relazionale nei DSA

Tutti i suggerimenti proposti nel presente articolo hanno un preciso fondamento giuridico.

L’art. 5 delle linee guida sui DSA, allegate alla Legge 170/2010, è dedicato alla dimensione relazionale nei DSA.

Fin dalle prime righe si riconosce la necessità di fare i conti con la scarsa percezione di autoefficacia e di autostima degli alunni con DSA. Ripetute esperienze di insuccesso scolastico e senso di fallimento possono condurre all’abbandono scolastico.

Come ridurre il gap tra gli alunni con DSA e i suoi coetanei, facendo sì che la scuola non diventi un contesto eccessivamente frustrante? Applicando il Piano Didattico Personalizzato e lavorando sul clima di classe. Le misure dispensative e gli strumenti compensativi svolgono un ruolo importante.

Citiamo testualmente la parte saliente dell’art. 5 delle linee guida sui DSA:

“Ogni reale apprendimento acquisito e ogni successo scolastico rinforzano negli alunni e negli studenti con DSA la percezione propria di poter riuscire nei propri impegni nonostante le difficoltà che impone il disturbo, con evidenti connessi esiti positivi sul tono psicologico complessivo.
Di contro, non realizzare le attività didattiche personalizzate e individualizzate, non utilizzare gli strumenti compensativi, disapplicare le misure dispensative, collocano l’alunno e lo studente in questione in uno stato di immediata inferiorità rispetto alle prestazioni richieste a scuola, e non per assenza di “buona volontà”, ma per una problematica che lo trascende oggettivamente: il disturbo specifico di apprendimento.

Analogamente, dispensare l’alunno o lo studente con DSA da alcune prestazioni, oltre a non avere rilevanza sul piano dell’apprendimento – come la lettura ad alta voce in classe – evita la frustrazione collegata alla dimostrazione della propria difficoltà.

È necessario sottolineare la delicatezza delle problematiche psicologiche che s’innestano nell’alunno o nello studente con DSA per l’utilizzo degli strumenti compensativi e delle misure dispensative. Infatti, ai compagni di classe gli strumenti compensativi e le misure dispensative possono risultare incomprensibili facilitazioni. A questo riguardo, il coordinatore di classe, sentita la famiglia interessata, può avviare adeguate iniziative per condividere con i compagni di classe le ragioni dell’applicazione degli strumenti e delle misure citate, anche per evitare la stigmatizzazione e le ricadute psicologiche negative.

Resta ferma, infine, la necessità di creare un clima della classe accogliente, praticare una gestione inclusiva della stessa, tenendo conto degli specifici bisogni educativi degli alunni e studenti con DSA.”

(Linee guida sui DSA, articolo 5)

chiara auletta psicologa
Chiara Auletta

Psicologa, laureata in Psicologia dinamica, clinica e di comunità. Ha ricoperto il ruolo di referente presso sportello d’ascolto scolastico e si è formata come Tutor DSA.

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