Il disturbo dell’apprendimento non verbale è un disturbo non ancora codificato nei manuali diagnostici e ancora poco conosciuto.

Nel passato a scuola si prestava poca attenzione alle abilità non verbali, come ad esempio le attività motorie o il disegno: tutto passava attraverso il canale uditivo e visivo (lezioni frontali, libri di testo, lavagna).

Eppure esistono oltre all’apprendimento verbale, esistono anche le cosiddette “abilità visuo-spaziali”, fondamentali per lo sviluppo cognitivo e riguardano vari ambiti, quali memoria visiva, memoria di lavoro, coordinazione motoria, manipolazione e coordinazione fine, orientamento spaziale.

disturbo dell'apprendimento non verbale

Alcuni bambini sono competenti dal punto di vista verbale, tuttavia hanno carenze in tutto ciò che ha a che fare con l’apprendimento “non verbale”: appaiono “disordinati”, “impacciati”, hanno poca manualità, sono carenti negli aspetti non verbali della comunicazione. Tali difficoltà prendono il nome di Disturbo dell’apprendimento non verbale (DANV), detto anche Disturbo dell’apprendimento visuo-spaziale.

DANV: di cosa si tratta

Il disturbo dell’apprendimento non verbale è divenuto oggetto di studio verso la fine degli anni ’60. Fu descritto per la prima volta da Myklebust (Johnson e Myklebust, 1967) in riferimento a bambini con problemi di apprendimento, ma che non rientravano nei criteri per la diagnosi di DSA.

I bambini con DANV hanno difficoltà di analisi dell’informazione visuo-spaziale. Gli studiosi hanno definito il disturbo non verbale come un disturbo neurologico legato ad un mal funzionamento dell’emisfero destro del cervello.

In Italia, il disturbo non verbale è stato studiato dal professor Cesare Cornoldi, uno dei principali riferimenti anche in ambito DSA. Tale disturbo non ha ancora una sua classificazione diagnostica con dei criteri specifici, in quanto è ancora oggi oggetto di ricerche.

I bambini con DANV hanno difficoltà di analisi dell’informazione visuo-spaziale e presentano cadute nei compiti che implicano:

  • riconoscimento e riproduzione di figure,
  • orientamento nello spazio e nel tempo,
  • coordinazione motoria,
  • manipolazione mentale di più informazioni visuo-spaziali (memoria di lavoro).

Secondo la tesi di Cornoldi, alla base di queste difficoltà ci sarebbe un deficit a carico della memoria di lavoro; in particolare un’incapacità di trattenere informazioni rilevanti nel taccuino visuo-spaziale al fine di poterle rielaborare in un momento successivo.

In sintesi, il disturbo dell’apprendimento non verbale è caratterizzato da:

  • intelligenza visuo-spaziale molto inferiore all’intelligenza verbale;
  • scarsa coordinazione fino-motoria (manualità poco sviluppata);
  • basse abilità visuo-costruttive;
  • difficoltà di memoria visuo-spaziale;
  • scarso riconoscimento degli aspetti non verbali della comunicazione.

Come diagnosticare il disturbo visuo-spaziale

Talvolta è difficile riconoscere un disturbo dell’apprendimento visuo-spaziale perché poco conosciuto. Si tratta di un disturbo complesso non ancora classificato nei manuali diagnostici internazionali.

Inoltre il disturbo dell’apprendimento non verbale può sovrapporsi facilmente ad altri profili (come ADHD, Disturbo della coordinazione motoria, Disturbo pragmatico della comunicazione, DSA e autismo). Infine, il DANV caratterizza anche altre condizioni, come la Sindrome di Asperger, Turner, Williams etc. (Cornoldi et al. 2016).

Tali questioni oggettive ci pongono dinnanzi al problema della diagnosi differenziale.

Ad ogni modo è possibile approfondire e misurare le abilità visuo-spaziali anche a partire dai test di intelligenza.

In particolare le Scale WISC, strumento che valuta le capacità cognitive di bambini e adolescenti, forniscono, oltre al QI globale, ben quattro indici:

  • Indice di comprensione verbale valuta la capacità del bambino di ascoltare una domanda, ragionare e rispondere, esprimendo pensieri ad alta voce.
  • Indice di ragionamento visuo-percettivo valuta la capacità di problem solving mediante abilità visuo-motorie e visuo-spaziali.
  • Indice di memoria di lavoro misura la capacità di memorizzare ed elaborare nuove informazioni, immagazzinarle nella memoria a breve termine per manipolarle successivamente.
  • Indice di velocità di elaborazione misura le capacità attentive e analitiche, la capacità di discriminare e ordinare in sequenza informazioni visive.

Questa distinzione consente di ricevere un profilo cognitivo più preciso del bambino, valutando ambiti cognitivi specifici.

Per il DANV, ad esempio, interessano particolarmente i punteggi dell’indice di ragionamento visuo-percettivo e l’indice di memoria di lavoro.

Il Test per eccellenza utilizzato per la valutazione delle abilità percettive, visuo-spaziali e cognitive in generale è il Test di Bender. Esso si basa sulla riproduzione di figure geometriche: quanto più il disegno sarà accurato e fedele all’originale, maggiore sarà il punteggio.

Ancora Cornoldi, per l’ambito scolastico, ha messo a punto uno strumento per la misurazione delle abilità visuo-spaziali: il Questionario SVS, un utile strumento di screening per l’identificazione precoce di bambini con difficoltà scolastiche dovute a a problemi visuo-spaziali.

Come riconoscere i segnali del DANV

Nonostante non vi siano dei criteri univoci e universali per una diagnosi di DANV, possiamo riconoscere i seguenti segnali per eventualmente procedere ad un approfondimento:

  • Il bambino ha difficoltà a orientarsi nello spazio e nel tempo (ad es. non legge l’orologio correttamente) e non individua la posizione delle cose nello spazio.
  • La memoria visiva e la memoria di lavoro sono carenti.
  • Ha difficoltà nelle attività che richiedono coordinazione e movimenti fini (ad esempio allacciarsi le scarpe, abbottonare, usare le forbici etc.).
  • Ha scarse abilità motorie globali (ad esempio ha difficoltà nel mantenere l’equilibrio, dunque ad andare in bici) pertanto tende ad evitare le attività sportive.
  • Non ama disegnare o colorare; non preferisce i giochi come i puzzle o le costruzioni, in quanto implicano abilità visuo-spaziali e memoria di lavoro.
  • Ha difficoltà di adattamento e non gestisce bene l’imprevisto.
  • Risulta competente a livello linguistico, ma poco pragmatico.
  • Dal punto di vista della comunicazione, ha difficoltà nell’elaborazione degli aspetti non verbali (tono di voce, postura, espressioni facciali, gestualità etc.); di conseguenza potrebbe mal interpretare i feedback che riceve e dare adito ad equivoci ed incomprensioni.

Conseguenze scolastiche

Il disturbo visuo-spaziale non sempre è riconosciuto dalle maestre, perché sottovalutato o confuso con altri disturbi. Ad esempio le difficoltà in scrittura di lettere e numeri potrebbero far pensare a disgrafia o discalculia.

Cornoldi ha evidenziato in dettaglio le cadute dei bambini con DANV nelle singole materie:

  • Aritmetica: errori di allineamento e incolonnamento, errori procedurali nelle operazioni o nell’uso di prestito e riporto.
  • Geometria: difficoltà a memorizzare le formule, a distinguere le figure e le loro componenti (esempio: base, altezza, diagonale,…).
  • Materie scientifiche: scarsa aderenza ai dati di realtà, gli alunni con DANV non interpretano facilmente grafici e tabelle e hanno difficoltà a stabilire relazioni spazio-temporali e di causa-effetto.

Come già accennato, sono evidenti le cadute nei compiti di scrittura e disegno, a causa della scarsa rappresentazione dei rapporti spaziali e dell’orientamento sul foglio.

Lo scarso orientamento spaziale (nonostante l’uso di mappe) si riversa anche sull’apprendimento della geografia, anche a causa della massiccia presenza di schemi e simboli.

Ricadute emotive del disturbo di apprendimento non verbale

Tra le conseguenze del disturbo non verbale sul piano scolastico vi sono le possibili difficoltà emotive e sociali associate.

In particolare, le carenze sul piano della comunicazione non verbale possono porre il bambino con DANV in svantaggio rispetto agli altri ed esporlo a “etichettamento”. Tali difficoltà comunicative fanno apparire il bambino con DANV come asociale e “impacciato” e nella peggiore delle ipotesi potrebbe sentirsi escluso ed isolarsi dal gruppo.

Cosa fare: strumenti e strategie

Il Disturbo dell’apprendimento non verbale rientra nei disturbi evolutivi contemplati dalla normativa sui BES, pertanto il bambino riconosciuto con DANV può avvalersi del Piano didattico personalizzato.

Per individuare le misure dispensative e gli strumenti compensativi più efficaci, bisogna tener conto certamente dei punti di debolezza, ma soprattutto dei punti di forza.

Nonostante le carenze evidenti nella pratica, i bambini con DANV hanno anche dei punti di forza da considerare e valorizzare in ambito scolastico e non solo:

  • Sono competenti dal punto di vista dell’apprendimento verbale: l’apprendimento del linguaggio è nella norma, se non addirittura in anticipo sugli altri; si esprimono bene e hanno una buona memoria verbale; sviluppano un buon vocabolario.
  • Sono attenti ai dettagli (perché manca una visione di insieme).
  • Sono preservati tutti gli apprendimenti (lettura, scrittura e calcolo) fatta eccezione per una possibile fragilità nelle prime fasi.

Strumenti compensativi per DANV

Per quanto riguarda gli strumenti compensativi, i bambini con DANV potrebbero non trarre beneficio da mappe concettuali o mentali, proprio per le difficoltà sopra menzionate.

I bambini con DANV prediligono il canale uditivo-verbale per elaborare le informazioni, dunque per apprendere più facilmente. Grazie alla memoria verbale molto sviluppata si potrebbero “convertire” schemi e tabelle in un testo più discorsivo e comprensibile per loro. Per le difficoltà di scrittura si può consigliare l’uso di quaderni speciali per la disgrafia, per facilitare l’organizzazione del foglio e eliminare il sovraffollamento visivo.

Alle difficoltà di memorizzazione in geometria si può ovviare con l’utilizzo di un formulario. Il software Incolonnabili risolve i problemi di incolonnamento nelle operazioni aritmetiche.

DANV e metodo di studio

Anche nei casi di disturbo dell’apprendimento non verbale, torna sempre a vantaggio dell’alunno adottare un buon metodo di studio. In particolare si può lavorare sulle strategie metacognitive e sulla motivazione allo studio.

Alcuni spunti:

  • È importante per i bambini in difficoltà stabilire le priorità e lavorare su una cosa per volta.
  • Bisogna evitare il sovraccarico e se necessario “dividere” un compito in più step.
  • Si possono favorire le strategie di adattamento (ad es. offrire una buona alternativa rispetto a schemi e tabelle).
  • Fondamentale aiutare i bambini a sviluppare autoconsapevolezza sui propri punti di forza, migliorando l’autostima e evitando lo stigma del “diverso”.

Disturbo dell’apprendimento visuo spaziale, DSA e ADHD

Le numerose cadute in ambito scolastico potrebbero farci pensare ad un disturbo specifico dell’apprendimento, mentre la disorganizzazione generale, che si riflette anche nello studio, ci riporta alla mente il deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD).

Nelle prime fasi di apprendimento di lettura e scrittura, i bambini con DANV potrebbero sperimentare difficoltà. Le prestazioni di queste abilità migliorano con il tempo, mentre possono restare compromesse le abilità di calcolo.

Mammarella e collaboratori hanno dimostrato il legame tra alcune difficoltà scolastiche (in matematica, geometria e comprensione del testo) e la presenza di scarse abilità visuo-spaziali. Studi più recenti (Mammarella, & Cornoldi, 2014; Cornoldi, et al. 2016) sottolineano il fatto che un bambino con DANV non ha necessariamente un disturbo specifico dell’apprendimento.

Mentre il DANV comprende deficit nelle abilità visuo-spaziale, con vari livelli di gravità e diversi quadri caratterizzanti, i DSA riguardano una compromissione in un apprendimento specifico.

Ciò non toglie naturalmente che ci possa essere una comorbidità tra DSA, ADHD e Disturbo non verbale.

Se ad esempio un bambino con disturbo dell’apprendimento non verbale presenta difficoltà evidenti in matematica e in seguito ad un intervento specifico non vi è alcun miglioramento, si potrebbe pensare ad una comorbidità con discalculia.

In questi casi si consiglia comunque di fare riferimento alla Legge 170/2010, in modo tale da fornire ai bambini gli strumenti di cui hanno bisogno e agli insegnanti tutte le indicazioni sulle metodologie didattiche più idonee.

chiara auletta psicologa
Chiara Auletta

Psicologa, laureata in Psicologia dinamica, clinica e di comunità. Ha ricoperto il ruolo di referente presso sportello d’ascolto scolastico e si è formata come Tutor DSA.

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